Oblivium
Tecnica: Olio su tavola di legno
Anno: ND
Dimensioni senza cornice: 60 x 60 cm
Descrizione: La dimenticanza, la perdita della memoria.
Dallo sbiadire delle proprie origini, le radici della nostra cultura, ciò che ci ha resi quello che siamo. All’essere dimenticati, la nostra vita passa fuggente, si muore senza lasciare traccia, senza lasciare al mondo qualcosa di tangibile. Così l’arte diventa una salvezza per l’anima. Sono personalmente ossessionata dall’idea della “fine” senza lasciare nulla di sé…
La lingua latina non concepiva l’oblio in modo astratto, ma attraverso azioni concrete. La parola oblivium (e la sua variante gemella oblivio) nasce dal verbo oblivisci (dimenticare). In generale per i Romani l’oblio era l’atto visivo di una memoria che perdeva nitidezza, finendo inghiottita dal buio. Per la nascita moderna dell’italiano “Oblio” bisognerà tuttavia attendere il XIV secolo, quando i poeti italiani (come Dante e Petrarca) hanno bisogno di una parola più nobile, drammatica e poetica rispetto ai comuni “dimenticare” o “scordare”. Prendono così il verbo francese oblier, lo italianizzano in obliare e creano per “sottrazione” il sostantivo oblio.
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