TRAVERSATE

650,00 €

Tecnica: installazione sonora

Anno: 2026

Dimensioni: 70 x 30 cm

TRAVERSATE | Esilio Quest’opera nasce da un viaggio reale. Portavo con me una valigia. Sono entrato in stazione, sono salito sul treno e ho proseguito il viaggio su rotaia. Durante il tragitto, ho registrato i suoni autentici del viaggio: il rumore del treno in movimento, le soste nelle varie stazioni, l’apertura e la chiusura delle porte, nonché i suoni e l’atmosfera del percorso tra il luogo di partenza e la destinazione. Tuttavia, per me, questo viaggio non è stato un semplice spostamento da un luogo all’altro. La valigia che portavo con me non era un mero oggetto; per me rappresenta ciò che una persona porta con sé quando lascia un luogo: ricordi, il passato e una parte della propria identità. Anche il treno non è semplicemente un mezzo di trasporto. Diventa un’immagine di movimento, distanza, partenza e, al contempo, di un arrivo mai pienamente compiuto. Durante il tragitto, il treno avanza e si ferma ripetutamente. Per me, questo movimento e queste soste evocano la condizione di chi ha lasciato un luogo senza essersene davvero distaccato; di chi procede nel cammino mentre una parte della propria esistenza rimane nel luogo che si è lasciato alle spalle. Dopo aver registrato il viaggio, ho recitato con la mia voce una poesia classica sul tema della separazione e della nostalgia, sovrapponendo in sottofondo i suoni reali del tragitto. In questa combinazione convergono due viaggi: quello fisico, verso l’esterno, e quello interiore, della memoria. Il suono del treno rappresenta la realtà esterna del viaggio: il movimento, la sosta, la distanza, l’attraversamento. La mia voce e la poesia incarnano la voce interiore di chi ha lasciato qualcosa indietro, ma continua a portarlo con sé. Per me, *Ghorbat* non significa semplicemente trovarsi lontano da un luogo. Può trattarsi di una distanza che permane nell’individuo anche dopo la fine del viaggio; una distanza tra ciò che ci siamo lasciati alle spalle e il luogo in cui ci troviamo ora. Quest’opera è un tentativo di riunire passato e presente, poesia e realtà, movimento e immobilità, partenza e destinazione, separazione e appartenenza in un unico spazio sonoro. Forse il viaggio giunge infine a destinazione, ma non tutto ciò che portiamo con noi ci abbandona alla stessa stazione. La poesia utilizzata in quest’opera è un componimento classico persiano di Jalal al-Din Muhammad Rumi (Mawlana), incentrato sui temi della separazione, della nostalgia e del dolore della distanza. Nel testo, l’io lirico esprime i profondi effetti emotivi e fisici derivanti dalla separazione dalla persona amata. L’invito a tornare, ripetuto più volte — “Vieni, vieni” — trasmette un senso di struggimento, di attesa e il desiderio di colmare la distanza che si è frapposta tra chi parla e chi è assente. Ho scelto questa poesia perché il suo tema centrale, la separazione, si lega all’esperienza di Ghorbat: l’essere lontani da qualcuno o da un luogo, pur continuando a portare dentro di sé quella stessa assenza. Per quest’opera, ho recitato la poesia con la mia voce, sovrapponendo alla recitazione la registrazione di un vero viaggio in treno. In questo modo, la voce di una poesia classica sulla separazione si inserisce in un viaggio reale che si svolge nel presente. La poesia diventa così parte integrante del viaggio stesso, collegando memoria e presente, separazione e movimento, e unendo l’esperienza interiore del desiderio nostalgico a quella fisica della distanza.

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