“Il mondo dell’arte incarna tutti gli aspetti peggiori del denaro, degli esseri umani e della loro avarizia, e tutti gli aspetti migliori del nostro amore per la bellezza”. Sordide manovre finanziarie, opere vendute due o tre volte allo stesso tempo, aste pilotate e gallerie che somigliano sempre più a hedge fund clandestini: “Quel che luccica”, il libro d’inchiesta firmato dall’ex mercante d’arte britannico Orlando Whitfield (pubblicato per la collana Altrecose de Il Post in collaborazione con Iperborea), squarcia il velo sul lato oscuro dell’arte contemporanea.

Autobiografia, memoriale e indagine giornalistica al tempo stesso, il testo ripercorre la vertiginosa parabola dell’autore e del suo ex socio Inigo Philbrick, artefici di uno dei più giganteschi schemi di frode che il collezionismo globale ricordi. Ma al di là della cronaca scandalistica, la domanda che il libro pone a chi fa e vive l’arte ogni giorno è molto più profonda.

 

Oltre la Bolla: Il valore dell’Arte vs il mercato del lusso

Per chi come noi crede in una fruizione democratica, accessibile e diffusa della cultura visiva, le pagine di Whitfield non rappresentano una sorpresa, bensì la conferma di un cortocircuito strutturale. Quando un dipinto smette di essere un dispositivo narrativo o emotivo per diventare un mero asset finanziario da stipare nei caveau del porto franco di Ginevra, l’arte perde il suo valore primario: la relazione.

La deriva speculativa descritta in Quel che luccica mette a nudo l’ipocrisia di un sistema che spesso premia l’esclusività per l’esclusività, il prezzo anziché il senso, la quotazione controllata a tavolino anziché la ricerca viscerale degli artisti.

 

Perché leggere “Quel che luccica” oggi

Il lavoro di Whitfield è un passaggio fondamentale per chiunque voglia comprendere come funziona la macchina del mercato globale. Ma è soprattutto un monito necessario che ci ricorda l’urgenza di costruire spazi indipendenti, gallerie aperte come i Con/Temporary Spaces e format partecipativi come Diffusissima o ArTinder capaci di riportare l’opera a contatto diretto con le persone.

Perché se il mercato “ufficiale” rischia di ridursi a un gioco di prestigio per milionari, la vera arte continua a nascere, respirare ed emozionare altrove. Lontana da ciò che luccica soltanto in superficie.

 

Articolo di
Monica Soldano