{"version":"1.0","provider_name":"Arteaporte","provider_url":"https:\/\/www.arteaporte.com\/en","author_name":"Jessica Bonfiglio","author_url":"https:\/\/www.arteaporte.com\/en\/author\/kelly\/","title":"Angoli fasulli e parvenze inutili | Arteaporte","type":"rich","width":600,"height":338,"html":"<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"gpsxSQv0tS\"><a href=\"https:\/\/www.arteaporte.com\/en\/product\/angoli-fasulli-e-parvenze-inutili\/\">Angoli fasulli e parvenze inutili<\/a><\/blockquote><iframe sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" src=\"https:\/\/www.arteaporte.com\/en\/product\/angoli-fasulli-e-parvenze-inutili\/embed\/#?secret=gpsxSQv0tS\" width=\"600\" height=\"338\" title=\"&#8220;Angoli fasulli e parvenze inutili&#8221; &#8212; Arteaporte\" data-secret=\"gpsxSQv0tS\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\" class=\"wp-embedded-content\"><\/iframe><script>\n\/*! 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Il rizoma \u00e8 un anti-albero, un\u2019anti-radice, un\u2019anti-struttura. Pu\u00f2 essere rotto, spezzato in un punto qualsiasi: la radice riprende a seguire l\u2019una o l\u2019altra delle sue linee per crearne altre, all\u2019infinito, come un formicaio che prolifera inarrestabile per quante distruzioni parziali possa subire. A medesima immagine e somiglianza del rizoma, il reale si pone come una monade: figurante ed anadiomene, \u00e8 oscura, tentacolare e ripiegata su e in se stessa. Aggrovigliata ed interconnessa, unit\u00e0 di misura principiale di ogni cosa, \u00e8 paradossale sia come sia impossibile fornirne una rappresentazione unica o quantomeno approssimativa, che quanto instancabile sia l\u2019uomo attraverso il proprio codice interpretativo, declinato in qualunque modalit\u00e0, nel tentare di darle un definitivo aspetto. Il reale come angosciatemente indefinibile \u00e8 il focus di questo lavoro, un installazione che invita il fruitore ad agire, a parteciparvi, a modificarla e venirne allo stesso tempo modificati. Attorno a lastre piegate che riflettono quanto malleabile sia l\u2019esistenza, vi sono disposte stampe di cui \u00e8 impossibile ricostruirne l\u2019immagine originale. Il lavoro, come il reale, vive e prolifera nella sua multidimensionalit\u00e0 complessa indipendentemente dal fruitore: dai profondi segni intrecciati ottenuti attraverso l\u2019acquaforte ad un puzzle dalla risoluzione impossibile, la partecipazione di chi osserva diventa fondamentale nel momento in cui ognuno, costruendo e modificando l\u2019artificio precedente, manipola e viene manipolato dal reale stesso, investito dagli interstizi di quest\u2019ultimo e sdoppiato senza poter far nulla per impedirlo. Le forme geometriche ed impersonali che si possono ricreare attraverso gli angoli fasulli in zinco e le parvenze inutili su carta, ricordano da un lato le opere di Donald Judd o Carl Andre, dall'altro espandono il rapporto uomo-spazio. Il reale che investe il fruitore \u00e8 mutante, mutageno, invasore ed invasivo allo stesso tempo; \u00e8 una sostanza intangibile che ci attraversa e ci manipola con essa. L'opera non \u00e8 pi\u00f9 un'interfaccia, un pretesto per poter relazionare l'essere umano con lo spazio come luogo occupato da distanze, sottolineature impersonali, industriali e geometriche, ma \u00e8 la relazione tra l'individuo e l'universo che lo circonda come qualcosa che va costruito, esperito e cambiato tanto quanto esso muta chi lo abita. In definitiva, il reale come mutante, figurante, anadiomene e monadale ricalca perfettamente, anche se in una forma pi\u00f9 insignificante e meno complessa, la storia della Rocca di Arignano, edificio storico che ha visto vite nascere e finire, guerre, domini, invasioni e amori cambiando con esse, snaturandosi e assumendo nuove connotazioni in miti e leggende, quasi fosse lo scheletro vuoto di un palcoscenico teatrale. Vuoto dopo ogni spettacolo, rimane sempre simile e mai uguale alla sua identit\u00e0 precedente, quasi fosse un'architettura indefinibile tante sono le creature che l'hanno plasmata."}