Naiade nella foresta
Vulcania – Esplorazioni Fotografiche di Nicolò Luigi Fiori
Tecnica: Fotografia analogica a colori
Anno: 2024 (negativo) – 2026 (stampa)
Dimensione: 30 x 30 (40 x 40)
Descrizione:
INTRODUZIONE PER LE TRE OPERE PRESENTATE
La ricerca si concentra sulla pelle, sulla sua naturale consistenza, disvelata dalla luce naturale. L’intento è quello di restituire una fotografia materica, „toccabile“. L’assenza di artifici del make-up, di costumi elaborati, e l’uso della pellicola fotografica danno la possibilità di trovarsi come al cospetto di una statuta: cogliere la cosistenza („toccare“) con lo sguardo di quello che sembra carne, anche se è di marmo (o nel nostro caso, d’argento). E il soggetto non vuole essere rappresentato come un oggetto da natura morta, bensì come naturale parte integrante dell’ambiente che lo circonda, in sinergia con esso, testimone di se stesso e di un momento reale. La ricerca quindi è anche sull’essere umano, che occupa, naturalmente, la natura, nella sua forma reale: non nudismo, bensì un ritorno al primitivismo, una visione senza filtri del pudore del nostro essere. Quindi la ricerca di un corpo che non sappiamo più guardare nel giusto modo.
Nella serie presentata in questa sede, idealmente, l‘esploratore addentratosi nella foresta, incontra una naiade che si reca al ruscello per bagnarsi: l’ispirazione è volutamente preraffaellita.
QUEST’OPERA
In quest’opera si vuole rappresentare la fragilità e la dimensione dell’essere umano nei confronti della vastità della natura. Al contempo la sua luminosa presenza rischiara e riscalda l’ignoto.
Stampa a pigmento della scansione digitale di negativo fotografico, su carta fotografica di alta qualità. Da serie limitata, numerata. Incorniciata.
La foto qui allegata è la scansione digitale del negativo.
La ricerca si concentra sulla pelle, sulla sua naturale consistenza, disvelata dalla luce naturale. L’intento è quello di restituire una fotografia materica, „toccabile“. L’assenza di artifici del make-up, di costumi elaborati, e l’uso della pellicola fotografica danno la possibilità di trovarsi come al cospetto di una statuta: cogliere la cosistenza („toccare“) con lo sguardo di quello che sembra carne, anche se è di marmo (o nel nostro caso, d’argento). E il soggetto non vuole essere rappresentato come un oggetto da natura morta, bensì come naturale parte integrante dell’ambiente che lo circonda, in sinergia con esso, testimone di se stesso e di un momento reale. La ricerca quindi è anche sull’essere umano, che occupa, naturalmente, la natura, nella sua forma reale: non nudismo, bensì un ritorno al primitivismo, una visione senza filtri del pudore del nostro essere. Quindi la ricerca di un corpo che non sappiamo più guardare nel giusto modo.
Nella serie presentata in questa sede, idealmente, l‘esploratore addentratosi nella foresta, incontra una naiade che si reca al ruscello per bagnarsi: l’ispirazione è volutamente preraffaellita.
QUEST’OPERA
In quest’opera si vuole rappresentare la fragilità e la dimensione dell’essere umano nei confronti della vastità della natura. Al contempo la sua luminosa presenza rischiara e riscalda l’ignoto.
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Se hai necessità specifiche, puoi contattare il team di Artàporter: info@artaporter.it
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