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Rebecca Zaccarini Tecnica: Disegno a mano libera, inchiostro su carta Anno: 2014 Dimensione: 30,5 x 36,56 cm Descrizione: In quest’opera, il confine tra l’artista e la creazione si dissolve. La figura femminile, colta in un momento di intima riflessione, tiene tra le dita lo strumento della propria definizione. Non è solo un nudo, ma un atto di auto-affermazione: il corpo non è semplicemente "esposto" allo sguardo esterno, ma viene tracciato e rivendicato dalla mano stessa del soggetto. Il tratto a china, netto e privo di sfumature superflue, enfatizza l'essenzialità del gesto. La parte inferiore del corpo, appena accennata, suggerisce un processo in divenire: l'espressione di sé come un lavoro mai finito, una costruzione continua della propria identità e libertà.
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Rebecca Zaccarini Tecnica: Disegno a mano libera, inchiostro su carta Anno: 2017 Dimensione: 30,5 x 36,56 cm Descrizione: In quest’opera, il corpo femminile si trasforma in una clessidra vivente, diventando un contenitore sacro del tempo che scorre. Il volto, parzialmente sommerso dalla sabbia nella parte superiore, osserva lo spettatore con una consapevolezza calma, quasi serafica. Il dettaglio dei quadranti d'orologio sui seni e la sabbia che si accumula nel ventre suggeriscono una riflessione profonda sulla fertilità, sull'invecchiamento e sulla sincronizzazione tra il ritmo biologico e quello universale. È un invito a riconoscere che non siamo solo "abitati" dal tempo, ma che noi stessi siamo tempo: una sostanza che si trasforma costantemente, fluendo da uno stato all'altro.
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Rebecca Zaccarini Tecnica: Disegno a mano libera, inchiostro su carta Anno: 2014 Dimensione: 30,5 x 36,56 cm Descrizione: Quest'opera scardina la porta del bagno per svelare la sacralità profana di un gesto quotidiano e intimo. La figura, seduta sul lavandino in un momento di sosta, non posa per lo spettatore: abita semplicemente la propria nudità e la propria funzione. Il tabù viene infranto dalla rivelazione della verità del corpo. La pelle, resa attraverso tonalità livide e calde, racconta la realtà dei tessuti e della stanchezza. Questo realismo crudo entra in collisione con i riflessi della donna che appaiono nello specchio e nella finestra: proiezioni sfuocate o distorte che sembrano interrogare l'originale. Se i vetri restituiscono un'immagine parziale e spesso estranea, la carne che tocca la ceramica fredda è l'unica certezza. Lavarsi diventa così un rito di onestà: un atto che spoglia la donna dalle sovrastrutture per riconnetterla alla sua essenza più tangibile. È un invito ad accettare la propria forma autentica, lontana dai filtri, dichiarando con forza: "Oltre l'immagine riflessa, io sono reale".



