Arteaporte
  • Stefano Galli   Tecnica: Acrilico su tela Dimensione: 80cmx80cm Anno: 2020 Descrizione: Uomini grevi Grosse e grigie sagome indefinite: sono uomini nella nebbia; escono dalle stinte case che circondano la piazzetta. E’ una gran comodità che il capolinea sia lì, proprio a pochi metri dall’albergo. Li porterà a casa il trenino i passeggeri del sabato sera; anzi della Domenica mattina perché è passata mezzanotte. E’ tardi per chi non abita a Milano, ma viene di lontano a far l’amore qui dove nessuno li vede ma tutti sanno. I vitelloni della Brianza sano lavoratori, scapoli per inerzia e timidezza; arditi e donnaioli solo al bar. Invecchiano di lavoro tra fabbrica e campi; invecchiano con la madre, sempre più vecchia ma attenta che il figlio non disperda soldi e seme. Perse le occasioni, passata l’età, rimane sempre il mensile amore con le donne infreddolite della piazzetta al capolinea. Hanno cenato in abbondanza per mantenere grevi i grossi corpi e poi camminato senza meta, come ragazzotti un po’ chiassosi, e poi l’amore, desiderato e temuto. Son donne in gamba, ci sanno fare e mettono soggezione. si siedono lontano uno dall’altro; non si parla mai d’amore quando l’amore si fa, ma solo quando si inventa. Via da Milano; vai lontano; lo sferragliare del trenino cancellerà la tua voce e il tuo triste amore.
  • Caccia alla balena

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    Stefano Galli   Tecnica: Acrilico Dimensione: 80cmx80cm Anno: 2016 Descrizione: Come guardando con nostalgia una fotografia in bianco e nero, anche nei quadri dell'artista l'osservatore è libero di studiare e interpretare l'immagine davanti a sé, creando storie uniche e proprie.
  • Stefano Galli   Tecnica: Acrilico Dimensione: 30cmx30cm Anno: 2003 Descrizione: Alfredo e Tina, a distanza di una settimana dal loro viaggio in Giappone, vollero commemorare l'evento invitando me e mia moglie a cena, ovviamente in stile giapponese. Alfredo ci aprì la porta agghindato in maniera da richiamare il Giappone, quindi; ciabatte infradito, calzoncini bianchi, larga giacca di pigiama stretta in vita da un foulard; i radi capelli, raccolti e fissati con un elastico dietro la nuca, essendo corti, sfuggivano alla presa e raddrizzandosi formavano un cresta un po' ridicola. Tina indossava un chimono azzurro e bianco che, bisogna dirlo, le donava tantissimo. Alfredo ci assicurò che quella messinscena, degna dei quadri viventi dell'ottocento, era dedicata solo a noi e solo quella sera, quindi non avremmo dovuto meravigliarci di tutto. Ci sedemmo per terra onde poterci adeguare al tavolo opportunamente basso, cosa che richiese un certo sforzo di addome , dovendo schiacciare la pancia. Niente posate, solo bastoncini e ciotole per sorbire brodini ed altro genere di liquidi. Non descrivo il pasto perché non ci ho capito niente, rendo noto soltanto che al terzo boccone che mi cadeva sui pantaloni, Tina, compassionevole, mi armò di forchetta ed in seguito di cucchiaio, quando vide che col tovagliolo imbibito di sakè cercavo di smacchiarmi la patta dei calzoni. Ma...non si è mangiato male.
     
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