-
Antonella Di Dedda Tecnica: Ricamo libero Anno: 2022 Misure: 31 x 30 cm Descrizione: Un centrino di seconda mano fa da sfondo a questa rivisitazione del dipinto di Frida Kahlo "Le due Frida". Due donne, due corpi, due cuori divisi che, attraverso il filo rosso, possono nuovamente entrare in comunicazione per non lasciarsi più. Un inno all'unicità di ogni donna ed un invito ad amarsi nella propria autenticità e vulnerabilità.
-
Antonella Di Dedda Tecnica: Ricamo libero Anno: 2023 Misure: 18 x 18 cm Descrizione: Il Rosso e il Bianco in una donna violata. Il Rosso del Sangue, del corpo attaccato e ferito, Il Bianco delle bende, della cura lenta e silenziosa del tempo e dell'amore di chi le sta accanto. Un centrino ritrovato accoglie questa vagina, resa tridimensionale dalla lana infeltrita ad ago, mentre le parole fanno da eco e monito. Una donna violata, non dovrebbe mai sentirsi sola.
-
Monica Miranda Tecnica: Canvas dorado, pasta en textura negra, yeso, acrílico Anno: 2025 Dimensione: Diptico 70 X 70 cm cada unoDescrizione: All'incrocio tra scultura e pittura, Eterno si presenta come una mappa della biografia umana, intesa non come una cronologia di fatti, ma come una successione di stati spirituali. L'opera prende come asse centrale la cosmovisione dell'Antico Egitto, dove l'atto di sognare (resut) non era una semplice illusione, ma un'apertura degli occhi dell'anima. Per gli egizi, il mondo dei sogni era uno spazio liminale dove il (Ba) (la personalità o essenza mobile) poteva transitare liberamente. In questa opera, le figure emergono da uno sfondo dorato, il materiale che gli antichi consideravano la carne degli dei. Questa tela dorata simboleggia il Sole e il suo ciclo di morte e rinascita: così come il sole tramonta per viaggiare nell’aldilà e rinascere all’alba, i nostri sogni sono quel viaggio notturno che garantisce la continuità e l’eternità del nostro spirito. Le figure rappresentate fungono da custodi di quella memoria ancestrale. Quando sogniamo, entriamo in contatto con l’eterno, superando le barriere del tempo lineare. Eterno è, in sostanza, un invito a riconoscere che la nostra vera biografia si scrive con la luce della coscienza che risplende anche nell'oscurità del riposo, ricordandoci che siamo esseri destinati all'infinito.
-
Monica Miranda Tecnica: LIENZO, ACRILICO, PASTEL-OIL, PASTA DE RELIEVE, PIGMENTOS METALIZADOS Anno: 2025 Dimensione: 200 x 100 cmDescrizione: In Micael, l’atto di sognare si distacca dal suo carattere etereo per trasformarsi in un atto di coraggio e di affermazione di sé. L’opera esplora la dimensione del sogno come rifugio di radicale onestà, dove l’individuo si confronta con i propri limiti e con il proprio desiderio di libertà. L’elemento centrale, il drago, si erge come simbolo del superamento di sé. Nel linguaggio dei sogni, questa figura rappresenta il grande ostacolo —interno o esterno— che deve essere superato per raggiungere l’autorealizzazione. Sconfiggere il drago non è un atto di forza, ma di integrità. In sottofondo, la presenza di due esseri che percorrono strade parallele, ma che non si incrociano mai, introduce una riflessione etica sulla libertà sognata. Qui, il sogno è il luogo in cui immaginiamo una convivenza perfetta: una libertà che nasce dalla verità e che riconosce lo spazio dell’altro con la stessa dignità del proprio. È una libertà che non cerca l’interesse personale immediato, ma la coerenza a lungo termine, accettando persino il sacrificio come parte del cammino verso l’autenticità. Micael ci ricorda che sognare è, in ultima analisi, l’unico momento in cui l’individuo è pienamente unico. È lo scenario in cui proiettiamo il mondo in cui desideriamo vivere: uno in cui la libertà personale finisce proprio dove inizia quella del prossimo, e dove l’integrità è la bussola che guida il nostro cammino nell’esistenza.
-
The world is as old as time, millions of years old and the moon shines down on the timelines below, and 6 of cups shows the history of timeline and memory, the person is from an older civilisation and the place stands in the current time but the moon can see the overlapping timelines.
-
Maya Danziger Tecnica: Hand-stitched applique Anno: 2024 Dimensione opera: 70cm x 200cm Descrizione: Melting Point explores the fragile balance between permanence and transformation. Hand-stitched fragments of silk and cotton are assembled into a layered composition where memory, emotion, and material converge. Reclaimed fabrics that once carried previous lives are re imagined, creating a new visual language in which rupture becomes connection and change becomes renewal. Working with a minimalist vocabulary—fine black sewing thread, natural fabrics, and raw cotton—the work reflects on the continuous processes of becoming, the passage of time, and the delicate tension between vulnerability and resilience. Each stitch records a gesture, each fragment preserves a trace, inviting the viewer to contemplate the invisible threads that connect past and present, loss and hope.
-
Maya Danziger Tecnica: Hand-stitched applique Anno: 2025 Dimensione opera: 80cm x136cm Descrizione: Wandering explores the experience of searching, displacement, and continual transformation. Hand-stitched fragments of natural fabrics come together in a layered composition that reflects the fragile and evolving nature of memory and identity. Working with a minimalist material vocabulary—fine black sewing thread, reclaimed textiles, and raw cotton—the piece evokes both physical and emotional journeys. The stitched lines become traces of movement, while the assembled fragments suggest that identity is never fixed but continuously shaped through experience, loss, and renewal. Rather than offering a single narrative, Wandering invites viewers to reflect on their own paths and the invisible threads that connect places, memories, and human experience.
-
marie-odile ESQUIROL Tecnica: art textile Anno: 2025 Dimensione opera: 40×40cm Descrizione: Tel un fragment de lumière emprisonné dans la matière, cette création textile explore les métamorphoses chromatiques de la carapace du scarabée, capturant les reflets mouvants du soleil sur ses courbes minérales. Chaque fil, chaque éclat brodé révèle une nuance insaisissable : du vert profond au bleu cobalt, du cuivre au violet furtif — comme une alchimie entre nature et lumière. Cette œuvre est une célébration de l’iridescence, phénomène aussi magique qu’éphémère, où la couleur devient vibration, où la surface respire et se transforme selon le regard. Elle invite à contempler le mystère vivant dans l’infime, là où la nature devient joaillerie, là où la beauté s’invente dans l’angle du jour.
-
marie-odile ESQUIROL Tecnica: art textile Anno: 2025 Dimensione opera: 40×40cm Descrizione: C’est une œuvre de technique mixte philosophique et plastique, sur toile. Ce travail est une intention un partis pris générés par mon expression créative du moment. A la frontière entre figuration et abstraction, j’explore avec cette œuvre les espaces intermédiaires où chaque regard pourrait y croiser une sensation, un fragment de son histoire. SOUS LA PAUPIÈRE donne à voir une introspection possible à chacun de nous
-
Vento è un'opera realizzata su plexiglas trasparente recuperato, utilizzando la tecnica della fiber art. Ho incollato fili di cotone arrotolato o intrecciato, per dare vita a un paesaggio che, da statico, si agita e poi si sfuma, come se improvvisamente una folata di vento lo portasse via. Le cime dell'albero e le radici escono dal supporto per arrivare allo spettatore in tutta la loro matericità e tridimensionalità, creando giochi di luci e ombre. Vento parla di agitazione interiore, di voglia di cambiamento e di miglioramento, di un mondo che deve affrontare un cambiamento profondo e arrivare a una presa di coscienza collettiva, per un pianeta più sostenibile, sia in termini di rispetto per la natura, sia in termini di rispetto per la salute mentale umana, troppo spesso sottovalutata di fronte alla cultura della performance lavorativa e al consumo materiale e umano.
-
Opera che esplora la rabbia come forza generatrice e trasformativa. Scomoda da guardare, necessaria da attraversare: è il corpo che si tende, si apre, si risana. La mia rabbia è donna, è uteroferita e rinascita. Sanguina, urla, crea.
-
Il trauma è radicato in noi, ci segue ovunque, si sposta con noi. Attrae e respinge, disturba ma pretende di essere guardato. Solo affrontandolo possiamo farci pace. Il trauma per me ha la forma di un fiore, con gambe e radici. Fragile e resistente. Vivo e deformato. Un simbolo di ciò che ci portiamo dentro e di come possiamo trasformarlo.
-
Nadzeya Budabook Tecnica: Textile collage Anno: 2026 Dimensione: 90x150 cm Descrizione: The Still Life of My Memories is a textile work that explores memory through fabric, texture, and hand stitching. Built from layered pieces of cloth, it reflects the way memories are formed—fragmented, imperfect, and shaped by time. The flowers symbolize moments that remain with us, even as they fade and transform. Soft, muted tones and visible seams emphasize vulnerability, imperfection, and the quiet beauty of lived experience. This work invites the viewer to see memory as something tangible: carefully stitched together from fragments of the past, creating a personal landscape of identity, emotion, and belonging.
-
The central idea is to reveal what our generation leaves behind for the next. The childhood teddy bear acts as a transparent “receptacle,” exposing what society normally tries to conceal. Its transparency allows the viewer to see that the symbol of childhood innocence is literally filled with the chaos of consumerism. Plastic waste, discarded objects, and other remnants of consumption become part of the bear itself, transforming an object associated with comfort and protection into a representation of environmental inheritance. The work therefore suggests that children inherit not only the world we create for them, but also the pollution, excess, and disorder we leave behind.
-
The central idea is to reveal what our generation leaves behind for the next. The childhood teddy bear acts as a transparent “receptacle,” exposing what society normally tries to conceal. Its transparency allows the viewer to see that the symbol of childhood innocence is literally filled with the chaos of consumerism. Plastic waste, discarded objects, and other remnants of consumption become part of the bear itself, transforming an object associated with comfort and protection into a representation of environmental inheritance. The work therefore suggests that children inherit not only the world we create for them, but also the pollution, excess, and disorder we leave behind.
-
The central idea is to reveal what our generation leaves behind for the next. The childhood teddy bear acts as a transparent “receptacle,” exposing what society normally tries to conceal. Its transparency allows the viewer to see that the symbol of childhood innocence is literally filled with the chaos of consumerism. Plastic waste, discarded objects, and other remnants of consumption become part of the bear itself, transforming an object associated with comfort and protection into a representation of environmental inheritance. The work therefore suggests that children inherit not only the world we create for them, but also the pollution, excess, and disorder we leave behind.
-
Nonostante l’evoluzione del pensiero, lo sviluppo dell’intelletto e del ragionamento, l’istinto continua sempre a rivestire un ruolo importante nella vita di tutti i giorni, influenzando le scelte e le azioni. Connesso con il mondo interiore, esso funge da bussola che spinge nella direzione delle pulsioni interne, a volte apparentemente «grezzo» e in contrasto con la raffinatezza della logica e la razionalità, per cui è spesso discriminato o considerato in senso dispregiativo nella società moderna. Eppure l’istinto è genuino, autentico e spontaneo, ed è quella voce che esprime i bisogni più essenziali per il benessere e l’armonia ancor prima che questi divengono manifesti palesemente. In questo quadro l’istinto è rappresentato in maniera astratta sottoforma di rami e fiori che si riflettono, ad indicare come l’istinto sia lo specchio del mondo interiore. La presenza di piante e fiori richiama l’essenza naturale e selvaggia dell’istinto. Le radici esprimono la sicurezza e l’appartenenza che si fortificano seguendo i propri bisogni interiori. Il ricorso alla pittura materica con l’utilizzo di differenti materiali determina un effetto tridimensionale e concreto che contrasta con la natura intangibile e poco definita dell’istinto così da sottolinearne l’importanza.
-
This visual body of work serves as an artistic documentation and an emotional inquiry into the layers of human grief when confronted with the devastating reality of a loved one’s illness. The artwork stems from a deeply personal and transformative experience: accompanying our mother through the stages of chemotherapy. It observes the gradual “withering” of her body and features—a strange, unfamiliar fading that bore no resemblance to her vibrant spirit or the life she lived. The work traces these shifts: from the initial cling to hope and healing, to the agonizing moment the cancer took hold of her body, oscillating between her silent grief—hidden behind a pale, weary smile—and her brave attempts to accept reality and cherish moments with us. This work encapsulates a complex human journey, where emotions intertwined between the weight of reality and the attempts to transcend it. It is an exploration of the moments of vulnerability and strength we endured—a silent battle that left its fragments within us long before we realized.Symbolism & Elements: • The Blue Hand: Represents the "sense of feeling." Painted in deep blue, it embodies the tangible touch of sorrow upon the face, as if pain has become the primary language through which we perceive ourselves. • The Fuchsia Jumpsuit: Symbolizes "manufactured cheer." A vibrant garment worn to balance the surrounding heaviness, representing the lightness we project even at our most fractured moments. • The Concrete Corner: The silent, rigid witness. A space that remains unchanged despite the internal storms that have fundamentally altered us.
-
Tecnica: Acrylico su telo ritrovato con ricamo Anno: 2025 Dimensione: 24cmx18cm Descrizione: Koyaanisqatsi prende il titolo dall’omonima opera di Philip Glass e dal film del 1982, il cui titolo, dalla lingua Hopi, richiama l’idea di una vita o di una natura fuori equilibrio. L’opera nasce dalle passeggiate lungo la Stura di Lanzo, spesso accompagnate dall’ascolto di Glass, Brian Eno e altre composizioni contemporanee. Il blu diventa qui il colore dominante di uno spazio sospeso tra cielo, acqua, memoria e trasformazione. Le campiture fluide evocano il movimento naturale del paesaggio, mentre le linee ricamate introducono una direzione più controllata, quasi artificiale. La tensione dell’opera nasce proprio da questo contrasto: tra ciò che scorre liberamente e ciò che viene guidato dalla mano, tra natura e intervento umano, tra contemplazione e instabilità. Il dipinto riflette così sul rapporto tra bellezza e disequilibrio, fenomeno naturale e presenza tecnologica. Il blu non è soltanto atmosfera, ma un linguaggio emotivo capace di contenere calma, inquietudine e ricerca interiore.
-
Tecnica: Collage Anno: 2026 Dimensione: 36cm x 26cm Descrizione: Un’ode al blu Sullo sfondo si dispiega un archivio di oggetti: ossa, ingranaggi, portalampade ormai inutili — reliquie di tempi passati che hanno perso la loro funzione originaria e che ora appaiono come testimoni silenziosi di ordini ormai scomparsi. Questi elementi sembrano quasi stratificazioni archeologiche. In questo contesto, il blu entra in scena come impulso vitale attivo: una valvola, una piccola architettura che si distingue dall’ambiente circostante non solo per il colore, ma anche per l’energia che emana. Il blu non appare qui come un colore decorativo, ma come un evento positivo. Un contrasto che esprime la gioia di vivere. Viva il blu!




















