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I Will Tell the Forest Who You Are evokes the forest as a sacred space, a sanctuary of the living world. The figure, at once an eye, a spirit, and a guardian of the forest, stands at the threshold between the visible and invisible worlds. It echoes an animist vision of nature, in which the living world is inhabited by presences, forces, and spirits with which humans can enter into relationship. Its message — “I will tell the forest who you are” — suggests that the forest is also a witness to our presence and to our relationship with the living world. The work thus brings an ancient, spiritual perception of the world into dialogue with contemporary questions surrounding our relationship with nature.
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The Shedding explores shedding as an initiatory process, both spiritual and deeply human. Letting go of an old form in order to allow a new one to emerge becomes a necessary step in an inner journey. The figure’s enlarged eyes evoke a heightened state of awareness, as if opening onto a different perception of the world. The work suggests a moment of inner transformation, in which an old form of the self falls away, making space for a new way of being in the world.
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The Becoming explores transformation through a spiritual and archetypal dimension. The female figure evokes one of the faces of the Great Goddess, an ancestral presence connected to nature, creation, destruction, and the forces of transformation. Through her contact with the human being, she triggers a process of metamorphosis, as if a new relationship with the living world and the invisible world were taking shape. The work thus evokes an encounter with a sacred force that acts upon the human and opens the way towards a new state of being.
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Nikos Alteri | Arteaporte Tecnica: inchiostro windsor & newton, pennelli e pennini tecnici su carta Fabriano A4 Anno: 2026 Dimensione: 24cm x 33cm Descrizione: L’opera è realizzata in bianco e nero, valorizzando le capacità di trovare soluzioni grafiche efficaci, punto di forza dell’artista e rendendo cromaticamente omaggio alle vicende narrate nella pellicola muta divenuta ormai pietra miliare del cinema horror ed espressionista Nosferatu (1922). Ripercorre cronologicamente quanto avvenuto nel caposaldo del cinema vampiresco girato da Murnau, utilizzando le inquadrature che sono entrate nell’immaginario collettivo: la sagoma spettrale che si aggira sulle scale, il vampiro che dissangua la sua vittima, la figura terrificante che si staglia sul ponte della nave. Dalla pellicola all’inchiostro, dalla macchina da presa al pennello, fotogrammi che sono entrati a far parte della cultura cinematografica sono qui riportati su carta, a distanza di cento anni, con la stessa intenzione: inquietare il subconscio umano e rendere il giusto omaggio al signore delle tenebre.
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Nikos Alteri | Arteaporte Tecnica: inchiostro windsor & newton, pennelli e pennini tecnici su carta Fabriano A4 Anno: 2026 Dimensione: 24cm x 33cm Descrizione: L’opera è realizzata in bianco e nero, valorizzando le capacità di trovare soluzioni grafiche efficaci, punto di forza dell’artista e rendendo cromaticamente omaggio alle vicende narrate nella pellicola muta divenuta ormai pietra miliare del cinema horror ed espressionista Nosferatu (1922). Ripercorre cronologicamente quanto avvenuto nel caposaldo del cinema vampiresco girato da Murnau, utilizzando le inquadrature che sono entrate nell’immaginario collettivo: la sagoma spettrale che si aggira sulle scale, il vampiro che dissangua la sua vittima, la figura terrificante che si staglia sul ponte della nave. Dalla pellicola all’inchiostro, dalla macchina da presa al pennello, fotogrammi che sono entrati a far parte della cultura cinematografica sono qui riportati su carta, a distanza di cento anni, con la stessa intenzione: inquietare il subconscio umano e rendere il giusto omaggio al signore delle tenebre.
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Lo sguardo sta lasciando alle spalle l'adolescenza. Il sorriso è sincero, anche se appena accennato. La sua tensione è sospesa tra ciò che era e ciò che vuole essere. Lo sta ottenendo.
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Custode consapevole di un mondo fragile, un mondo di segreti che non svela, né subisce. Un mondo lontano nel tempo. I cromatismi ne attenuano la distanza, rendendola vicina, viva, contemporanea.
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Il passaggio di un demone, la liberazione dalle maschere sociali e chissà, forse, la riscoperta del vero Sé.
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Shadow Work: L'ombra racchiude traumi, paure, impulsi egoistici, rabbia o vergogna, ma anche potenzialità inespresse e talenti che abbiamo sepolto durante l'infanzia per essere accettati dalla società o dalla famiglia.
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Quest'illustrazione, come la precedente, è una rappresentazione simbolica della donna. In particolare ispirata alla figura di Lilith e Eva, le due facce della femminilità. La didascalia sarebbe: Sono Terra, sono Fuoco, Sono Acqua, sono Aria, Sono Sole, sono Luna, Sono Luce sono Ombra.
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L'illustrazione rappresenta la donna come simbolo legato alla terra, alla fertilità (in alcuni popoli il sangue mestruale era usato come fertilizzante), come creatrice (anche in senso figurativo). Il serpente è legato alla donna, unisce terra e cielo, inoltre cambia pelle ciclicamente. La luna è ciclica ed è legata al mestruo. La luna nera è legata non solo al ciclo, ma anche a Lilith, la prima compagna di Adamo, la parte oscura di Eva.
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Teo Iaia Tecnica: Fuji Instant Square Anno: 2018 Descrizione: Sedici scatti ricompongono un paesaggio unico, lasciando affiorare fratture, ripetizioni e disallineamenti.Il cielo, il mare, l’uomo, le strutture ed i monumenti diventano frammenti di una memoria che non cerca la perfezione,ma trova proprio nell’imperfezione la sua verità.Solo in maniera scomposta noi osserviamo i dettagli che la compongono, diversamente tutto ci sfuggirebbe.Ed ecco il bello dell’imperfezione, qualcosa che ti obbliga ad osservare piuttosto che la perfezione di una lettura disattenta.
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Teo Iaia Tecnica: Fuji Instant Square Anno: 2018 Descrizione: Sedici scatti ricompongono un paesaggio unico, lasciando affiorare fratture, ripetizioni e disallineamenti.Il cielo, il mare, l’uomo, le strutture ed i monumenti diventano frammenti di una memoria che non cerca la perfezione,ma trova proprio nell’imperfezione la sua verità.Solo in maniera scomposta noi osserviamo i dettagli che la compongono, diversamente tutto ci sfuggirebbe.Ed ecco il bello dell’imperfezione, qualcosa che ti obbliga ad osservare piuttosto che la perfezione di una lettura disattenta.
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Teo Iaia Tecnica: Fuji Instant Square Anno: 2019 Descrizione: Sedici scatti ricompongono un paesaggio unico, lasciando affiorare fratture, ripetizioni e disallineamenti.Il cielo, il mare, l’uomo, le strutture ed i monumenti diventano frammenti di una memoria che non cerca la perfezione,ma trova proprio nell’imperfezione la sua verità.Solo in maniera scomposta noi osserviamo i dettagli che la compongono, diversamente tutto ci sfuggirebbe.Ed ecco il bello dell’imperfezione, qualcosa che ti obbliga ad osservare piuttosto che una lettura disattenta.
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BiancodizincoArt Tecnica: Acrilico su tela Anno: 2026 Dimensione: 100 x 70cm Descrizione: "Tropical Harmony" rivela un vibrante arazzo di colori e forme, dove rami astratti si estendono su un ricco sfondo turchese. La pennellata energica trasmette un senso di vitalità, invitando alla riflessione sull'interconnessione della vita. Ogni elemento pulsa di energia, incarnando un profondo apprezzamento per il mondo vegetale. Quest'opera d'arte non solo valorizza il tuo spazio ma serve anche come gentile promemoria del nostro legame con la natura, rendendola un'aggiunta ponderata a qualsiasi ambiente.
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L'imperatrice è il terzo Arcano Maggiore. L'altra parte del femminile, la Madre creatrice (Madre Terra), colei che dà forma alle intuizioni, l'energia che consente all'idea di concretizzarsi. È associata a Venere, perchè il desiderio e il piacere sono stimoli per la creazione. Le due immagini si completano. Si possono infatti guardare separatamente, ma accostandole, i due semicerchi dello sfondo, si uniscono in un cerchio metà scuro e metà oro, a simboleggiare le due facce della femminilità.
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La papessa è la seconda degli Arcani Maggiori. Nella mia illustrazione ho messo in risalto la parte femminile più introspettiva. Questa carta invita al silenzio, all'ascolto di sé e all'intuizione. È legata alla Luna, all'oscurità e al lasciarsi fecondare dallo spirito per poter creare.
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Kiro-Diana Prieto Tecnica: Pennarelli Anno: 2023 Dimensione: 30x40cm Descrizione: Quest'opera rappresenta una parte fondamentale della mia vita. In qualità di astrologa, artista e cartomante, riflette la mia quotidianità. Ho creato e realizzato questi tre mazzi di tarocchi — gli arcani maggiori — per le letture con le persone che si rivolgono a me per una consulenza. Amo realizzare i miei tarocchi personalizzati perché in questo modo riesco a imprimere il mio stile unico nelle immagini che mi evocano e mi raccontano ciò che l'altra persona ha bisogno di riflettere attraverso questo mazzo. I tarocchi sono semplicemente la visualizzazione di ciò che si cela nell'inconscio dell'altro. È magia, è vita, è la mia vita.
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Cristina Misia Tecnica: Tecnica mista di collage Anno: 2024 Dimensione: 50cmx70cm Descrizione: Attraverso l'opera lo sguardo dello spettatore è guidato attraverso una serie di molteplici suggestioni visive, con scene tipiche dell'iconografia della primavera che si mescolano vivacemente con situazioni dal gusto picaresco e magico.
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Cristina Misia Tecnica: Tecnica mista di collage Anno: 2026 Dimensione:70cmx50cm Descrizione: Attraverso l'uso del collage a tecnica mista lo spettatore è invitato a esplorare il mondo naturale attraverso nuovi occhi.
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Carla Marletta Tecnica: Upcycling e Assemblage Anno: 2025 Dimensione: 50cm x 50cm Descrizione: Fiore#2 fa parte di una serie un di quadri tridimensionali, concepite come un ponte concettuale tra l'essere umano e l'ecosistema naturale. Realizzata interamente a mano attraverso un meticoloso processo di taglio e assemblaggio, l'opera si muove sul delicato confine che separa la civiltà dei consumi dalla purezza del mondo organico. Al centro della ricerca risiede il principio della rinascita della materia. Involucri commerciali, scatole di prodotti quotidiani e scarti di cartone vengono sottratti al ciclo del consumo seriale per essere nobilitati in una nuova forma eterna. Questo radicale processo di upcycling si traduce in una potente contrapposizione visiva tra natura e consumismo: i loghi parziali, i codici a barre e le grafiche industriali non vengono nascosti, ma assimilati dalla struttura biologica del fiore. La natura, dunque, non è più un elemento separato o sottomesso, ma una forza viva. Visivamente, la serie gioca su un affascinante ambiguità formale. La precisione millimetrica della stratificazione geometrica evoca la complessità della botanica reale, mentre il cuore pulsante di ogni corolla accoglie la rappresentazione ancestrale della yoni, simbolo universale di fertilità, genesi e sacralità femminile. Isolato su un fondo nero assoluto che ne esalta la tridimensionalità e la profondità, gli elementi di Fiore#2 invitano lo spettatore a riconsiderare il proprio legame con l'ambiente, trasformando lo scarto industriale in un altare di riflessione sulla sostenibilità e sulla bellezza ecologica.
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Carla Marletta Tecnica: Upcycling e Assemblage Anno: 2025 Dimensione: 50cm x 50cm Descrizione: Fiore#1 fa parte di una serie un di quadri tridimensionali, concepite come un ponte concettuale tra l'essere umano e l'ecosistema naturale. Realizzata interamente a mano attraverso un meticoloso processo di taglio e assemblaggio, l'opera si muove sul delicato confine che separa la civiltà dei consumi dalla purezza del mondo organico. Al centro della ricerca risiede il principio della rinascita della materia. Involucri commerciali, scatole di prodotti quotidiani e scarti di cartone vengono sottratti al ciclo del consumo seriale per essere nobilitati in una nuova forma eterna. Questo radicale processo di upcycling si traduce in una potente contrapposizione visiva tra natura e consumismo: i loghi parziali, i codici a barre e le grafiche industriali non vengono nascosti, ma assimilati dalla struttura biologica del fiore. La natura, dunque, non è più un elemento separato o sottomesso, ma una forza viva. Visivamente, la serie gioca su un affascinante ambiguità formale. La precisione millimetrica della stratificazione geometrica evoca la complessità della botanica reale, mentre il cuore pulsante di ogni corolla accoglie la rappresentazione ancestrale della yoni, simbolo universale di fertilità, genesi e sacralità femminile. Isolato su un fondo nero assoluto che ne esalta la tridimensionalità e la profondità, gli elementi di Fiore#1 invitano lo spettatore a riconsiderare il proprio legame con l'ambiente, trasformando lo scarto industriale in un altare di riflessione sulla sostenibilità e sulla bellezza ecologica.
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Tratti_a_Kaos Tecnica: Pennarelli colorati e pennino su carta Dimensione: 21×30 cm Anno: 2026 Descrizione: Vorrei ma voglio" si inserisce all'interno di Tratti a Kaos, un progetto nato dalla necessità di dare forma a pensieri, emozioni e vissuti attraverso un dialogo spontaneo tra parola e immagine. In questo percorso, i fiori diventano simboli e compagni di racconto, elementi familiari attraverso cui esplorare il mondo interiore e renderne visibili le trasformazioni. L'opera affronta il tema della fragilità come scelta consapevole e non come mancanza. Attraverso una composizione botanica dai colori vividi, le parole si intrecciano alle forme vegetali seguendo un andamento libero e organico, dando voce a un dialogo intimo che oscilla tra desiderio e affermazione. Il titolo stesso, Vorrei ma voglio, racconta il passaggio da una possibilità incerta a una presa di posizione: il desiderio di essere autenticamente sé stessi. Le frasi che attraversano il lavoro "Voglio essere fragile senza compromessi", "E se mi rompo voglio raccogliere i pezzi senza colpa" e "Provare leggerezza in questo mondo di ferro" esprimono la ricerca di uno spazio in cui la vulnerabilità possa essere accolta senza vergogna, come parte integrante dell'esperienza umana. I fiori diventano così metafora della capacità di esistere nella propria delicatezza, senza rinunciare alla forza che essa contiene. Come tutte le opere di Tratti a Kaos, anche questo lavoro nasce senza un progetto definito. Disegno e scrittura emergono insieme, guidati dall'istinto e dall'ascolto del momento. Il risultato è una narrazione visiva in cui il caos non viene corretto o nascosto, ma accolto come luogo fertile di consapevolezza e trasformazione. L'opera invita l'osservatore a riflettere sul proprio rapporto con la fragilità, suggerendo che proprio nell'accettazione delle proprie crepe possa nascere una forma diversa di leggerezza, più autentica e profondamente umana.
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Tecnica: Pennarello Anno: 2026 Dimensione: 21 см × 29,7 см Descrizione: Una giornata in città
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Tecnica: Pennarello Anno: 2026 Dimensione: 21 см × 29,7 см Descrizione: Verso casa
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Tecnica: Pennarello a punta fine e acquerello su carta Anno: 2026 Dimensione:: 15см х 10 см Descrizione: Una compagnia allegra viaggia allegramente lungo la strada.
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Teo Iaia Tecnica: Polaroid con interventi materici Anno: 2026 Dimensione: 10,7 x 8,8 cm Descrizione: Questo trittico fotografico e polimaterico è un'esplorazione viscerale della subcultura underground berlinese, focalizzata attorno alla memoria storica del leggendario club SO36 di Kreuzberg. Il progetto si sviluppa attraverso un percorso narrativo e cinematografico in tre atti, l’ingresso, la folla ed il palco che documenta non solo un luogo, ma l'energia effimera e sovversiva di una notte punk/industrial. Ogni scatto è stato sottoposto a interventi di manipolazione fisica e chimica aggressiva direttamente sull'emulsione fresca e in fase di asciugatura. Il risultato è un diario visivo corrotto e alterato: un tentativo di catturare la memoria di una sottocultura attraverso la distruzione e la rinascita della materia fotografica stessa.
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Sara Andraghetti Tecnica: Mista (Matita, China, Acquerello) Anno: 2026 Dimensione: A3 (29,7 x 42 cm)Descrizione: La seconda opera più ragionata, e parla dell’erotismo quello verso sé stessi, una creatura plurigenere che statica gode nel suo atto, grottesca, coi seni che cadono, con un pene privo di ghiandole quindi volto puramente al piacere senza fine se non sé stesso, un momento di stasi in cui far uscire i propri impeti, una pianta carnivora che mangia se stessa.
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Sara Andraghetti Tecnica: Mista (Matita, China, Acquerello) Anno: 2026 Dimensione: A3 (29,7 x 42 cm)Descrizione: Dalla lettura del testo mi ha preso l’impulso generando due forze che si intrecciano, in maniera selvaggia, tenendosi, trattenendosi, intrecciandosi, blu e rosso non come generi ma come principi, come opposizione di tensioni che nell’erotismo di muovono, niente occhi niente espressioni solo corpi selvaggi, nessun genitale perché tutto diventa organo riproduttore: capezzoli, seni, nessun genere se non l’essenza. Impeto.





























