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Carla Marletta Tecnica: Upcycling e Assemblage Anno: 2025 Dimensione: 50cm x 50cm Descrizione: Fiore#2 fa parte di una serie un di quadri tridimensionali, concepite come un ponte concettuale tra l'essere umano e l'ecosistema naturale. Realizzata interamente a mano attraverso un meticoloso processo di taglio e assemblaggio, l'opera si muove sul delicato confine che separa la civiltà dei consumi dalla purezza del mondo organico. Al centro della ricerca risiede il principio della rinascita della materia. Involucri commerciali, scatole di prodotti quotidiani e scarti di cartone vengono sottratti al ciclo del consumo seriale per essere nobilitati in una nuova forma eterna. Questo radicale processo di upcycling si traduce in una potente contrapposizione visiva tra natura e consumismo: i loghi parziali, i codici a barre e le grafiche industriali non vengono nascosti, ma assimilati dalla struttura biologica del fiore. La natura, dunque, non è più un elemento separato o sottomesso, ma una forza viva. Visivamente, la serie gioca su un affascinante ambiguità formale. La precisione millimetrica della stratificazione geometrica evoca la complessità della botanica reale, mentre il cuore pulsante di ogni corolla accoglie la rappresentazione ancestrale della yoni, simbolo universale di fertilità, genesi e sacralità femminile. Isolato su un fondo nero assoluto che ne esalta la tridimensionalità e la profondità, gli elementi di Fiore#2 invitano lo spettatore a riconsiderare il proprio legame con l'ambiente, trasformando lo scarto industriale in un altare di riflessione sulla sostenibilità e sulla bellezza ecologica.
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Carla Marletta Tecnica: Upcycling e Assemblage Anno: 2025 Dimensione: 50cm x 50cm Descrizione: Fiore#1 fa parte di una serie un di quadri tridimensionali, concepite come un ponte concettuale tra l'essere umano e l'ecosistema naturale. Realizzata interamente a mano attraverso un meticoloso processo di taglio e assemblaggio, l'opera si muove sul delicato confine che separa la civiltà dei consumi dalla purezza del mondo organico. Al centro della ricerca risiede il principio della rinascita della materia. Involucri commerciali, scatole di prodotti quotidiani e scarti di cartone vengono sottratti al ciclo del consumo seriale per essere nobilitati in una nuova forma eterna. Questo radicale processo di upcycling si traduce in una potente contrapposizione visiva tra natura e consumismo: i loghi parziali, i codici a barre e le grafiche industriali non vengono nascosti, ma assimilati dalla struttura biologica del fiore. La natura, dunque, non è più un elemento separato o sottomesso, ma una forza viva. Visivamente, la serie gioca su un affascinante ambiguità formale. La precisione millimetrica della stratificazione geometrica evoca la complessità della botanica reale, mentre il cuore pulsante di ogni corolla accoglie la rappresentazione ancestrale della yoni, simbolo universale di fertilità, genesi e sacralità femminile. Isolato su un fondo nero assoluto che ne esalta la tridimensionalità e la profondità, gli elementi di Fiore#1 invitano lo spettatore a riconsiderare il proprio legame con l'ambiente, trasformando lo scarto industriale in un altare di riflessione sulla sostenibilità e sulla bellezza ecologica.
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Tratti_a_Kaos Tecnica: Pennarelli colorati e pennino su carta Dimensione: 21×30 cm Anno: 2026 Descrizione: Vorrei ma voglio" si inserisce all'interno di Tratti a Kaos, un progetto nato dalla necessità di dare forma a pensieri, emozioni e vissuti attraverso un dialogo spontaneo tra parola e immagine. In questo percorso, i fiori diventano simboli e compagni di racconto, elementi familiari attraverso cui esplorare il mondo interiore e renderne visibili le trasformazioni. L'opera affronta il tema della fragilità come scelta consapevole e non come mancanza. Attraverso una composizione botanica dai colori vividi, le parole si intrecciano alle forme vegetali seguendo un andamento libero e organico, dando voce a un dialogo intimo che oscilla tra desiderio e affermazione. Il titolo stesso, Vorrei ma voglio, racconta il passaggio da una possibilità incerta a una presa di posizione: il desiderio di essere autenticamente sé stessi. Le frasi che attraversano il lavoro "Voglio essere fragile senza compromessi", "E se mi rompo voglio raccogliere i pezzi senza colpa" e "Provare leggerezza in questo mondo di ferro" esprimono la ricerca di uno spazio in cui la vulnerabilità possa essere accolta senza vergogna, come parte integrante dell'esperienza umana. I fiori diventano così metafora della capacità di esistere nella propria delicatezza, senza rinunciare alla forza che essa contiene. Come tutte le opere di Tratti a Kaos, anche questo lavoro nasce senza un progetto definito. Disegno e scrittura emergono insieme, guidati dall'istinto e dall'ascolto del momento. Il risultato è una narrazione visiva in cui il caos non viene corretto o nascosto, ma accolto come luogo fertile di consapevolezza e trasformazione. L'opera invita l'osservatore a riflettere sul proprio rapporto con la fragilità, suggerendo che proprio nell'accettazione delle proprie crepe possa nascere una forma diversa di leggerezza, più autentica e profondamente umana.
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Tecnica: Pennarello Anno: 2026 Dimensione: 21 см × 29,7 см Descrizione: Una giornata in città
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Tecnica: Pennarello Anno: 2026 Dimensione: 21 см × 29,7 см Descrizione: Verso casa
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Tecnica: Pennarello a punta fine e acquerello su carta Anno: 2026 Dimensione:: 15см х 10 см Descrizione: Una compagnia allegra viaggia allegramente lungo la strada.
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Teo Iaia Tecnica: Polaroid con interventi materici Anno: 2026 Dimensione: 10,7 x 8,8 cm Descrizione: Questo trittico fotografico e polimaterico è un'esplorazione viscerale della subcultura underground berlinese, focalizzata attorno alla memoria storica del leggendario club SO36 di Kreuzberg. Il progetto si sviluppa attraverso un percorso narrativo e cinematografico in tre atti, l’ingresso, la folla ed il palco che documenta non solo un luogo, ma l'energia effimera e sovversiva di una notte punk/industrial. Ogni scatto è stato sottoposto a interventi di manipolazione fisica e chimica aggressiva direttamente sull'emulsione fresca e in fase di asciugatura. Il risultato è un diario visivo corrotto e alterato: un tentativo di catturare la memoria di una sottocultura attraverso la distruzione e la rinascita della materia fotografica stessa.
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Sara Andraghetti Tecnica: Mista (Matita, China, Acquerello) Anno: 2026 Dimensione: A3 (29,7 x 42 cm)Descrizione: La seconda opera più ragionata, e parla dell’erotismo quello verso sé stessi, una creatura plurigenere che statica gode nel suo atto, grottesca, coi seni che cadono, con un pene privo di ghiandole quindi volto puramente al piacere senza fine se non sé stesso, un momento di stasi in cui far uscire i propri impeti, una pianta carnivora che mangia se stessa.
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Sara Andraghetti Tecnica: Mista (Matita, China, Acquerello) Anno: 2026 Dimensione: A3 (29,7 x 42 cm)Descrizione: Dalla lettura del testo mi ha preso l’impulso generando due forze che si intrecciano, in maniera selvaggia, tenendosi, trattenendosi, intrecciandosi, blu e rosso non come generi ma come principi, come opposizione di tensioni che nell’erotismo di muovono, niente occhi niente espressioni solo corpi selvaggi, nessun genitale perché tutto diventa organo riproduttore: capezzoli, seni, nessun genere se non l’essenza. Impeto.









