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Terre Organiche Tecnica: Gres lavorato a lastra e smalto ceramico Anno: 2025 Dimensione: 5x18x16 Descrizione: Questa terza ciotola del ciclo “Quel che dovrebbe contenere, non contiene”, è l’unica che mantiene la propria funzione, che non presenta imperfezioni apparenti nella sua struttura e che, esposta di fianco alle altre, tutte e tre riempite d’acqua, è l’unica che riesce effettivamente a contenerla. Quest’opera è quel che sarebbe dovuto essere, e che poi non è stato. Nell’immaginario dell’artista è il parto e il puerperio che si era immaginata e che poi non ha avuto, ma per chiunque osservi l’installazione delle tre ciotole insieme, questa è quello che chiunque nella vita ad un certo punto si sarebbe aspettato accadesse, e poi non è stato, un sogno o aspettativa, che poi non è realizzata.
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Terre Organiche Tecnica: Gres lavorato a lastra e smalto ceramico Anno: 2025 Dimensione: 5x18x16 Descrizione: Questa ciotola del ciclo “Quel che dovrebbe contenere, non contiene”, come la precedente perde la propria funzione a causa di un taglio netto. Come quello che l’artista ha subito al momento del cesareo d’urgenza che ha salvato la sua vita e quella del suo bambino, questa ciotola appare quasi perfetta nelle linee ma quella spaccatura ne interrompe la linearità facendole perdere completamente l’utilità.
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Terre Organiche Tecnica: Gres lavorato a lastra e smalto ceramico Anno: 2025 Dimensione: 5x18x16 Descrizione: L’opera è una semplice ciotola in gres che fa parte del ciclo “Quel che dovrebbe contenere, non contiene”, composto da varie ciotole. Questa in particolare presenta dei buchi, delle aperture grezze, materiche, che interrompono la continuità del corpo dell’oggetto e ne annientano il funzionamento di contenitore. Questo ciclo di opere è nato dalla necessità dell’artista di elaborare un evento traumatico legato alla nascita del proprio figlio, quando, a causa di una sindrome gravidica molto grave, ha dovuto subire un taglio cesareo e passare poi 42 giorni in terapia intensiva con il corpo martoriato da aghi, flebo, iniezioni, paracentesi, che l’hanno guarita ma allo stesso tempo ne hanno modificato e ferito il corpo. Allo stesso modo quest’opera è attraversata da buchi e ferite che ne rendono inutile il funzionamento ma allo stesso tempo ne rappresentano l’unicità.



