Sita Selene Hauptman, nata ad Angera il 28 agosto 1993, è una sociologa e progettista sociale di formazione universitaria. Nel corso della sua carriera ha ricoperto il ruolo di community manager presso ALER Milano e ha lavorato come project manager in ambito sociale sia per il Comune di Milano sia per l’Ambito territoriale di Merate. Nel 2025 collabora con l’Ecovillaggio e Santuario di Bordei in Svizzera gestito da Pietro Leemann.

Al di fuori della sfera professionale, coltiva un profondo legame con la Natura, che esplora e interpreta nelle sue molteplici espressioni. Fin dall’infanzia ama raccogliere piccoli tesori lungo il cammino — fiori, semi, conchiglie, foglie e sassi — dando vita nella propria casa a un piccolo museo naturale dove custodire queste meraviglie.

Nel tempo sperimenta diversi linguaggi per esprimere questa sensibilità: scrive haiku, si dedica all’acquarello botanico, segue un corso di progettazione in permacultura e si avvicina a pratiche come l’eco-printing, il bonsai e l’ikebana. Vivendo nella metropoli milanese, scopre infine la cianotipia come tecnica di stampa, che approfondisce attraverso un percorso formativo specifico.

Proprio nella cianotipia trova la sua forma espressiva più autentica: una pratica meditativa che le consente di riconnettersi con l’ambiente circostante, cogliendone i dettagli più sottili e dando vita a immagini sospese, quasi oniriche.
Nel 2025 realizza 49 opere, pubblicate da Edizioni Gaele, a corredo degli aforismi di Andrew Jolliffe. Il 9 e 10 maggio 2026 presenta la sua prima mostra personale insieme alla madre, la pittrice Marit Amesz.

Arteaporté ha avuto il piacere di intervistare l’artista per approfondire il suo percorso e la sua visione dell’arte.

 

 

Cosa rappresenta l’arte per te?

L’arte può assumere una moltitudine di sfumature. Può essere uno strumento per prendersi cura di sé, come nell’arte terapia, un mezzo per conoscersi meglio, dare sfogo alle proprie emozioni e lenire le proprie imperfezioni, piccole o grandi che siano. Può anche essere un mezzo di espressione e comunicazione del proprio mondo interiore, conscio o inconscio: della nostra sensibilità, del nostro modo di vedere il mondo, una finestra aperta sulla realtà così come la percepiamo. Per me, quindi, l’arte è anche una forma di condivisione e dialogo tra persone che si scambiano idee, visioni e linguaggi artistici differenti, arricchendosi reciprocamente. Se pensiamo, ad esempio, a una nuvola, nel mio immaginario avrà una forma e un significato diversi rispetto a quelli di un’altra persona. Ognuno la rappresenterà in modo unico, ed è sempre affascinante scoprire come qualcosa di apparentemente semplice possa generare interpretazioni così diverse, alcune delle quali non avrei mai immaginato. L’arte, per me, è anche una forma di meditazione. Quando sono immersa nei miei lavori il tempo si ferma e tutto il resto scompare. Diventa uno spazio in cui anche i sogni possono diventare realtà, un luogo fatto di lentezza, lontano dalla frenesia del mondo moderno. Infine, è il mezzo attraverso cui cerco di dare voce alla Natura, alla quale mi sento profondamente legata e dalla quale sono da sempre affascinata nei suoi infiniti dettagli. Attraverso i miei lavori di cianotipia spero che le persone possano concedersi un momento per contemplare la bellezza delle piccole cose che ci circondano e che troppo spesso passano inosservate.

 

Come e quando ti sei avvicinata all’arte?

Sono nata in un ambiente artistico e l’arte ha sempre fatto parte della mia vita. Mia madre è una pittrice e per molti anni ha vissuto esclusivamente del suo lavoro, esponendo le proprie opere in mostre in tutto il mondo. Fino ai dodici anni l’ho accompagnata a quasi tutte le sue esposizioni e anche a quelle di molti suoi amici artisti. Anche l’ex compagno di mia madre, con il quale sono cresciuta, è tuttora artista e scultore. Mio nonno materno, nel tempo libero, realizzava grandi dipinti a olio ispirati a Van Gogh, mentre mia nonna paterna era una pittrice che per molti anni si è dedicata alla realizzazione di splendidi acquerelli. L’arte, quindi, è sempre stata parte della mia quotidianità.

 

Qual è la tua maggiore fonte di ispirazione?

La mia più grande fonte di ispirazione è la Natura, che considero l’espressione del divino e la più grande artista di sempre. Avete mai osservato da vicino un fiore di passiflora? Quante geometrie, quanti colori e quanta perfezione racchiusi in un fiore così piccolo e delicato. Anche una semplice foglia o un’alga possono rivelare infinite sfumature di verde e forme sorprendenti, pur sembrando tutte uguali a un primo sguardo.

 

Quali riferimenti artistici e culturali ti hanno maggiormente influenzata nel corso del tempo?

Dal punto di vista pittorico amo profondamente Gustav Klimt, Katsushika Hokusai, Jan Mankes, Vincent van Gogh, Odilon Redon e i paesaggi di Claude Monet e William Turner. Rimango inoltre sempre affascinata dalle straordinarie sculture in marmo di Gian Lorenzo Bernini, dagli haiku di Matsuo Bashō, dagli insegnamenti della Bhagavad Gita, dal Decameron di Giovanni Boccaccio e da Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello. Tra i miei film preferiti c’è Metropolis di Fritz Lang.

 

Quali emozioni speri di suscitare negli osservatori delle tue opere?

Attraverso i miei lavori di cianotipia spero di suscitare stupore e meraviglia. Vorrei che chi osserva le mie opere si concedesse un momento di pausa per contemplare la bellezza delle piccole cose che ci circondano e che troppo spesso non notiamo.

 

C’è un messaggio particolare che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

Auguro che le mie opere possano invitare le persone a riscoprire la bellezza della Natura e a prendersene cura, soprattutto in un periodo storico in cui il cambiamento climatico è una realtà sempre più evidente. Credo sia importante essere grati per ciò che abbiamo e non darlo mai per scontato: un giorno questa bellezza potrebbe non esserci più. Le mie opere vogliono essere anche un invito alla lentezza: a rallentare senza sentirsi in colpa, a prendersi del tempo per riflettere, osservare e ritrovare un contatto più autentico con ciò che ci circonda.

 

Qual è il ruolo dell’imperfezione nella tua arte?

Sebbene nella vita io sia una persona molto perfezionista, credo che l’imperfezione sia parte integrante dell’esistenza e che vada valorizzata, perché è proprio ciò che rende ogni cosa unica. Mi ispira molto la filosofia giapponese del Kintsugi, che consiste nel riparare gli oggetti rotti con l’oro, trasformando le loro fratture in un elemento di bellezza e valore. È un’immagine che sento molto vicina anche al mio modo di intendere l’arte e la vita.

 

Come hai conosciuto Artàporter?

Attraverso Instagram.

 

 

L’artista ha preso parte alla mostra collettiva CYANOTYPE presso gli spazi espositivi di Torino, presentando il proprio lavoro all’interno di percorsi dedicati alla ricerca artistica contemporanea e all’esplorazione dell’identità attraverso l’immagine.

Le sue opere sono inoltre disponibili per l’acquisto online sul nostro portale, dove è possibile scoprire la sua produzione artistica e lasciarsi ispirare dal suo universo cliccando qui!

 

Intervista di
Monica Soldano