I Tarocchi non sono soltanto un mazzo di carte, ma un immaginario ricco di simboli, archetipi e narrazioni che attraversano il tempo. Un linguaggio aperto che parla di destino e caso, intuizione e inconscio, trasformazione e identità, offrendo infinite possibilità di interpretazione.

Con la mostra collettiva “TAROT ART”, ospitata negli spazi di Con/Temporary Space in via Santa Teresa 10 a Torino, l’indagine espositiva ha invitato gli artisti a esplorare l’universo simbolico che attraversa la divinazione, il rituale, la superstizione e l’introspezione psicologica. Non una semplice celebrazione dell’iconografia classica, ma una traslazione visiva in cui il manufatto esoterico si fa dispositivo concettuale, capace di tradurre l’invisibile e plasmare nuove forme dell’inconscio attraverso sguardi internazionali e pratiche multidisciplinari.

La Carne e il Sacro: Il Corpo come Archetipo

La dimensione fotografica e materica della mostra trova una potente sintesi nel lavoro del duo Medullastudiomedulla (Stefania Catastini e Cristina Toni). Con il progetto Libro Muto, gli Arcani si incarnano sulla pelle di vitello attraverso una complessa stratificazione di stampe a matrice, inserti materici e vernici. In “IL SOLE | REALIZZAZIONE”, una cascata di piume dorate e linee auree avvolge il volto di un bambino, simbolo di pura rigenerazione: la riuscita non appartiene all’individuo isolato, ma nasce dalla relazione di due corpi che sostengono il cammino comune. Opposto e complementare, “IL MATTO | VIAGGIO” trasforma l’arcano zero in una figura d’ombra saturata di piume nere. Privata dei connotati personali e dotata di un unico occhio azzurro spalancato sull’ignoto, l’opera eleva il Matto a punto cieco da cui scaturisce la luce, l’atto rivoluzionario di affidarsi al vuoto primordiale.

Dalla West Coast americana giunge la ricerca di Pini, illustratore e costumista attivo a Hollywood. Il suo percorso, segnato da una profonda formazione tecnica poi convertita in un disegno incarnato ed viscerale a seguito di un soggiorno in Italia, trova compimento nel mazzo interamente disegnato a mano in corso di pubblicazione. Le sue opere, da “The Lovers” a “Strength” passando per l’“8 of Pentacles”, fondono la cultura patinata della moda con un’intima tensione astrologica, restituendo agli archetipi una freschezza visiva pop e al contempo sacrale.

Geometrie dell’Inconscio e Soglie Interiori

La struttura architettonica diviene tempio dello spirito nell’opera “Le finestre sull’arcano” di Mara Maria Poli. L’artista ricompone l’intero pantheon dei Tarocchi in una griglia rigorosa che simula il prospetto di un ipotetico Palazzo dell’Arcano. Realizzata attraverso la sinergia di acquarello, matita e inchiostro su pannello rigido, la tavoletta trasforma le singole carte in varchi tridimensionali. Il mosaico esoterico stimola una fruizione dinamica, permettendo allo spettatore di vagare tra le campiture e sintonizzarsi con il riquadro che più risponde alle proprie istanze inconsce.

Un approccio meditativo e connesso alla disciplina corporea caratterizza l’opera di Yreneyoga. Insegnante di yoga convertita alla pittura, l’artista reinterpreta la tradizione marsigliese di Jodorowsky e Camoin attraverso un’astrazione fortemente sintetica. Ne “L’Appeso”, il nodo genealogico è riassunto nella trama di rami secchi che collegano la terra al cielo, mentre la presenza ricorrente dell’occhio simboleggia la stasi cosciente e il ribaltamento della prospettiva. Ne “L’Imperatore”, la stabilità e la sovranità sulla materia (rappresentate dal numero quattro) si traducono in geometrie cromatiche e confini ben delineati, posti a guardia dell’equilibrio interiore.

La narrazione per immagini si fa viaggio iniziatico con Ester Antonetti (etra_space). La sua opera ritrae una complessa “Lettura di Tarocchi” in cui gli Arcani della Torre, del Mondo, della Ruota della Fortuna, del Carro e della Forza compaiono rovesciati o trasfigurati. La figura del Mondo sfugge dalle vecchie illusioni a bordo di un Carro ormai privo di direzione, per trovarsi al cospetto del caos luminoso della Ruota e del leone guardiano della Forza. Un’esplorazione tessile e pittorica sulle incertezze del cammino e sulla necessità di guardare negli occhi le proprie paure.

Algoritmi Celestiali, Folklore e Paesaggi dell’Anima

L’intersezione tra segno autografo e intelligenza artificiale è il territorio di indagine di Iaconik. L’illustratore e direttore creativo sviluppa un “gemello digitale” istruito sulle proprie opere originali, generando un cortocircuito tra intuito umano e calcolo algoritmico. Nel suo “L’Imperatore”, la solennità del IV Arcano domina un’architettura monumentale e una moltitudine di anime sotterranee, dove le braccia ipersature e i frammenti in dissolvenza raccontano la frizione tra controllo cosmico e flusso creativo. Ne “La Papessa”, invece, la conoscenza esoterica è avvolta in un mantello notturno che custodisce galassie e cieli stellati, incorniciata da catene dorate e dettagli antropomorfi.

Il richiamo alle radici e al racconto popolare trova una voce originale nelle illustrazioni di Ribes. Neolaureata in Filosofia, l’artista intreccia la struttura dei Tarocchi con il folklore oscuro della Ciociaria e le suggestioni dell’horror weird. “Lo Ierofante” ribalta l’autorità patriarcale raffigurando un’anziana guaritrice intenta al rituale del malocchio, dove l’olio d’oliva sostituisce il pastorale papale. La “Regina di Denari” sovrappone la leggenda della janara Manolonga al mito delle vergini di Fumone, trasformando il pozzo delle offerte in una riflessione sulla cura e sulla sorte. Infine, il “Sette di Coppe”rievoca la tragica vicenda del marchesino Francesco Longhi avvelenato con l’arsenico: il volto racchiuso in un crisantemo e le radici in decomposizione si mettono a monito contro le illusioni e le velenose ambizioni del potere.

Il percorso espositivo prosegue con l’approccio integrato di Valentina Travaglino, architetta e arteterapeuta che affida all’acquerello la stratificazione dei suoi paesaggi interiori. In “La Torre”, l’iconografia Rider-Waite si fonde con la sagoma della Torre degli Asinelli di Bologna, immersa in un paesaggio innevato d’attesa. Il fulmine che spezza la corona infrange l’illusione del controllo, mentre la scritta Home sull’ingresso ricorda il crollo delle vecchie strutture psichiche per fare spazio a una nuova rinascita. In “La Stella”, la tempesta lascia il posto alle acque rigeneratrici alimentate da una naiade, in una scenografia ove la Cattedrale di Santiago di Compostela si tramuta in un castello di cristallo sospeso, guidato dalla luce di otto stelle e dalla presenza purificatrice dell’ibis.

L’Esperienza del Rituale: Il Workshop con Tania Costa

A completare la dimensione immersiva di TAROT ART, il workshop curato da Tania Costa ha trasformato lo spazio espositivo in un luogo intimo di esplorazione, riflessione e consapevolezza. Pensato come un incontro per avvicinarsi ai Tarocchi in quanto linguaggio simbolico, strumento di autoanalisi e spazio d’ascolto, il laboratorio ha condotto i partecipanti attraverso la conoscenza teorica ed esperienziale degli Arcani. Alternando momenti di meditazione guidata allo studio degli archetipi visivi, Tania Costa ha guidato il gruppo nell’interpretazione e nella comprensione profonda delle carte pescate individualmente. Un’esperienza aperta che ha permesso di osservare ciò che spesso giace sotto la superficie della quotidianità, dando forma all’invisibile e trasformando l’intuizione personale in un’autentica chiave di lettura per il proprio vissuto interiore.

Perché visitarla? Questa mostra collettiva dimostra come il simbolo, spogliato da ogni banale deriva commerciale, sia ancora una delle forme più pure di indagine esistenziale. Attraverso la pittura, la fotografia, la computer grafica e la ricerca antropologica, la mostra ha saputo trasformare 78 simboli antichi in uno specchio nitido e contemporaneo delle nostre inquietudini e delle nostre speranze.

Info utili:

📍Con/Temporary Space – Via Santa Teresa 10, Torino

🗓 Dal 28/08 al 3/09/2026

🌐 www.arteaporte.com

 

Articolo di
Monica Soldano