Quest’opera nasce nel 2016, dopo il mio trasferimento dall’Iran in Italia per continuare gli studi.
Dal fumo della sigaretta emerge lentamente la parola persiana zan (زن) — “donna” — come una presenza che si libera nello spazio senza poter essere trattenuta.
La donna in questa immagine non è vittima né simbolo: è origine di coscienza e di voce. Il fumo diventa metafora del pensiero,
libero, incontrollabile, capace di attraversare ogni confine. Anni dopo, il movimento “Donna, Vita, Libertà” ha dato a quest’opera un significato ancora più profondo: quella parola che nel dipinto esisteva silenziosamente nel fumo è diventata, nel tempo, una voce collettiva impossibile da spegnere.






