Jersey Nicolardi è un artista e tatuatore italoamericano nato nel 1971 e attualmente attivo a Canal Fulton, in Ohio. Cresciuto negli anni ’80 all’interno della scena hardcore tra New Jersey e New York, sviluppa fin da giovane un immaginario visivo fortemente legato alla cultura underground, che negli anni si trasforma in una pratica artistica ibrida tra tatuaggio, pittura e illustrazione digitale.

Arteaporté ha avuto il piacere di intervistare l’artista per approfondire il suo percorso e la sua visione dell’arte.

Cosa rappresenta l’arte per te?

Per me, l’arte rappresenta un desiderio ardente di creare, condividere, ispirare ed evocare emozioni. Desidero che la mia arte susciti una reazione; spesso, essa costituisce la mia risposta personale a eventi sociali o di rilevanza globale. Tendo a orientarmi verso la creazione di opere che mettano in luce la bellezza del mondo, suscitando nello spettatore sensazioni positive; tuttavia, talvolta, le mie opere possono evocare rabbia o tristezza.

Come e quando ti sei avvicinata all’arte?

Il mio primo ricordo legato alla creazione artistica risale a quando ero molto piccolo, forse all’età di tre o quattro anni. All’epoca vivevo con i miei nonni e, la domenica — come era consuetudine negli Stati Uniti — ricevevamo insieme al giornale i “funny papers”: inserti a fumetti interamente a colori. Io e mia nonna ridisegnavamo i personaggi per poi colorarli. Lei mi comprava anche enormi album da colorare, sui quali trascorrevo ore a dipingere, in silenzio, nella mia stanza. Ora mi rendo conto che il suo intento era tenermi occupato e tranquillo, regalandosi così qualche istante di pace. Mia nonna Nicolardi era un’artista e musicista straordinaria che, purtroppo, non intraprese mai una carriera professionale nel campo dell’arte o della musica. È venuta a mancare molto di recente e la rimpiango profondamente.

Ho trascorso l’adolescenza e i vent’anni a disegnare grafiche per volantini e magliette destinate alle band in cui suonavo, oltre a creare svariati disegni per tatuaggi, sia per me stesso che per i miei amici.

Intorno ai trent’anni, un amico mi offrì l’opportunità di svolgere un apprendistato presso uno studio di tatuaggi in Ohio. Dopo un’attenta riflessione, decisi di inseguire un sogno che coltivavo da sempre: guadagnarmi da vivere come artista. Dopo anni trascorsi ad affinare le mie abilità di tatuatore — realizzando innumerevoli disegni e *flash sheets* — decisi di dedicarmi alle “belle arti” e iniziai a proporre le mie opere; queste vennero pubblicate a livello internazionale su libri d’arte ed esposte in musei e gallerie. La maggior parte di questi lavori era realizzata a inchiostro e acquerello su carta, sebbene in quel periodo abbia creato anche numerose opere in acrilico su tela. Circa sette anni fa, ho iniziato a dedicarmi all’arte digitale: inizialmente per supportare la mia attività di tatuatore, e successivamente per creare opere d’arte autonome.

 

Qual è la tua maggiore fonte di ispirazione?

.Le mie maggiori fonti di ispirazione artistiche affondano le radici nel mio background di tatuatore, con particolare riferimento ai maestri del tatuaggio tradizionale americano — quali Sailor Jerry Collins, Brooklyn Joe Lieber e Rollo — pur risentendo al contempo dell’influenza di artisti contemporanei come Roy Lichtenstein, Patrick Nagel e Andy Warhol. Amo lo stile grafico deciso, caratterizzato dalle linee audaci e marcate tipiche di Lichtenstein, ma rivisitato con un tocco glam in chiave moderna alla Nagel; lavoro con una palette cromatica insolita, che ricorda quella di Warhol, traendo ispirazione dai colori splendidi, vivaci e intensi del Salento, la terra d’origine del mio bisnonno. Il cielo notturno, di un blu cobalto ricco e profondo; il cielo diurno, acceso di blu e viola; le magnifiche sfumature turchesi dei mari Adriatico e Ionio; gli aranci e i gialli dei tramonti di Santa Maria di Leuca e della “golden hour”; e, infine, i rossi intensi e i rosa dei vini di questa terra.

I riferimenti artistici e culturali che ti hanno maggiormente influenzato nel corso del tempo?

Sono stato profondamente influenzato dalla cultura underground e “lowbrow” della East Coast americana degli anni ’80. Crescere cantando nei False Justice (una band hardcore del New Jersey pionieristica nel suo genere) e suonare in svariati locali dell’area metropolitana mi ha permesso di entrare in contatto con molti artisti apprezzati da un pubblico di nicchia, figure che sentivo particolarmente affini a me. Ho anche iniziato a dare il mio contributo al nascente movimento della street art, realizzando il maggior numero possibile di “tag” con bombolette spray o con i miei iconici pennarelli extra-large Magnum 44, lungo la passeggiata di Seaside e in tutta l’area della Jersey Shore, di New York e di Philadelphia.

Nel corso del tempo sono stato influenzato da innumerevoli stili artistici e artisti; ho preso ciò che desideravo da ciascuno di essi e ho scartato il resto, proprio come farebbe un vero pirata. Con l’avanzare dell’età, ho scoperto il piacere di viaggiare e di visitare musei negli Stati Uniti; anche i miei viaggi annuali in Italia hanno contribuito a plasmare la mia attuale produzione artistica. La mia arte è incentrata sulla bellezza e si evolve costantemente, di pari passo con l’arricchirsi delle mie influenze.

Attualmente sto lavorando a un’altra serie ispirata agli splendidi scorci urbani e ai paesaggi del Salento, un progetto fortemente intriso della cultura, delle tradizioni e dei colori di quella terra.

 

Quali emozioni speri di suscitare negli osservatori delle tue opere?

Desidero che le opere di questa serie comunichino un’atmosfera “rétro”, pur mantenendo un aspetto attuale; le protagoniste sono figure femminili archetipiche di straordinario impatto visivo, caratterizzate da un trucco audace e da tatuaggi, realizzate utilizzando vivaci palette cromatiche ispirate ai colori del Salento. Voglio trasmettere un senso di vibrante energia, ritraendo donne forti e sicure di sé attraverso un’estetica che, pur risultando familiare, appare fresca e rinnovata. Combino i tratti decisi ed essenziali appresi dalla tradizione del tatuaggio con una sensibilità contemporanea, attingendo influenze da numerosi tatuatori e artisti della Pop Art di epoche diverse per poi rielaborarle, fonderle insieme e farle mie. Credo che avere delle imperfezioni nel proprio lavoro sia intrinsecamente umano. Tutti noi abbiamo delle imperfezioni e, quando queste si riflettono nella propria arte, le conferiscono un tocco più umano: qualcosa in cui l’IA fallisce miseramente, nonostante i suoi tentativi. Fin da giovane mi è stato insegnato che la filosofia giapponese del “Wabi-Sabi” consiste nel celebrare le imperfezioni, arrivando persino ad aggiungere una sbavatura o un tratto “sbagliato” a un’opera altrimenti impeccabile. Secondo questa credenza, tale elemento aggiunge un tocco umano e ogni opera dovrebbe contenere almeno una piccola imperfezione, poiché nulla e nessuno è veramente perfetto.

C’è un messaggio particolare che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

Qualsiasi cosa possa far scaturire quell’emozione che deve essere rappresentata
inevitabilmente in quel modo e in quel momento. Stati d’animo così individuali ma universali allo stesso tempo. Ogni quadro ha tanti significati quante sono le persone che lo vedono e le anime con cui risuona.

 

Qual è il ruolo dell’imperfezione nella tua arte?

Nulla è perfetto ed è spesso quel dettaglio sbagliato, rovinato, quella linea storta o quella piccola sbavatura a rendere un’opera memorabile. La natura è la maggior esponente della bellezza e dell’arte ed è anche assolutamente imperfetta: è violenta, è mutevole, è scomoda, ma nonostante questo e anzi probabilmente proprio per questo, è così potente.
L’imperfezione rende tutto unico e non riproducibile.

L’artista ha recentemente preso parte alla mostra collettiva POP ART presso il Con/Temporary Space di Torino ed è attualmente in esposizione presso il locale Le Biciclette di Milano, dove il suo lavoro dialoga con un contesto urbano e contemporaneo.

È inoltre selezionato per la prossima mostra collettiva BERLIN UNDERGROUND presso la Padora Art Gallery di Berlino, un progetto che conferma il suo percorso espositivo in continua espansione tra Italia ed estero, dove la sua ricerca visiva si inserisce sempre più nel panorama dell’arte contemporanea internazionale.

Le sue opere sono inoltre disponibili per l’acquisto online sul nostro portale, dove è possibile scoprire la sua produzione artistica e lasciarsi ispirare dal suo universo cliccando qui!