Margherita Marzari, artista nata a Trento nel 1996, sviluppa un linguaggio visivo in cui pittura e fotografia si intrecciano costantemente, dando forma a un immaginario astratto e profondamente emotivo. Dopo la formazione all’Accademia di Belle Arti di Verona, dove si avvicina anche al teatro e all’opera, inizia a costruire una ricerca basata sul dialogo tra linguaggi diversi e sulla necessità di restituire la complessità dell’esperienza umana.

Trasferitasi a Roma, la sua pratica si arricchisce con l’immagine in movimento, la luce e il colore, che diventano elementi centrali della sua poetica. Le sue opere non rappresentano la realtà, ma stati d’animo e frammenti interiori, trasformando emozioni e percezioni in immagini sospese, intime e universali.

Arteaporté ha avuto il piacere di intervistare l’artista per approfondire il suo percorso e la sua visione dell’arte.

Cosa rappresenta l’arte per te?

L’arte è la linfa di ogni cosa che valga la pena vivere. Stavo per rispondere che in ogni cosa bella si può trovare arte ma credo sia più corretto dire che in ogni cosa intensa si può trovare arte. La bellezza è importante ma non è la condizione necessaria all’esistenza dell’arte perché la bellezza può essere noiosa, può essere perfetta e la perfezione è terribile.
L’arte ha il compito e il dovere di scardinare l’ordine del quotidiano e trasportare l’individuo fuori dalla propria ordinarietà. L’arte è il nutrimento ultimo, ciò che rende sopportabile ogni aspetto del mondo, è ciò che sconfigge al meglio la noia, nemica ultima della vita.

Come e quando ti sei avvicinata all’arte?

Ho avuto la fortuna di crescere in un contesto molto florido, in una casa dove l’arte è sempre stata presente e apprezzata, e questo ha aiutato lo svilupparsi del mio percorso artistico, per quanto poco lineare; ho sperimentato diversi linguaggi prima di capire cosa facesse davvero per me e questa indecisione si è trasformata presto in una risorsa che mi ha permesso di integrare e contaminare con diverse tecniche qualsiasi prodotto del mio percorso, arricchendolo. Dal restauro, alla scenografia, attraversando esperienze di regia, costume teatrale e disegno dal vivo, approdando poi alla pittura e alla produzione video/fotografica dove tutt’ora mi trovo più a mio agio.

 

Qual è la tua maggiore fonte di ispirazione?

Una particolare sfumatura del cielo, la forma delle foglie di un albero, una frase di un libro che mi colpisce particolarmente, una melodia. Un’emozione. Uno stato d’animo o un momento intenso che sento il bisogno di fermare su tela.

 

I riferimenti artistici e culturali che ti hanno maggiormente influenzato nel corso del tempo?

Quando ero bambina, appesa in soggiorno c’era una gigantografia de I Papaveri di Claude Monet e ricordo di aver passato ore ad ammirarla e studiarla, sdraiata sul divano al contrario, a testa in giù in modo da poter osservare il muro sopra di me. Questo ha segnato in un certo modo un punto di partenza per il mio percorso di ricerca di riferimenti artistici.
Con Monet e gli impressionisti sono arrivate ore e ore di visita nei musei e pomeriggi passati a riprodurne le opere, avanzando quindi nel tempo e approdando a Van Gogh e al post impressionismo. Questa fase ha occupato molti anni della mia vita per poi lasciare spazio in maniera sempre graduale e inclusiva a Magritte e a un surrealismo lucido e “pulito” che ho sempre preferito a quello più caotico e visionario di Dalì, per esempio. La visione dal vivo di L’impero delle luci è uno degli snodi più importanti della mia formazione, paragonabile solamente alla scossa emotiva che mi hanno prodotto anni dopo Rothko e Pollock. Prima di approdare alla mia fase astratta ho passato un periodo dove sentivo il bisogno di riconnettermi con la natura e con la sua parte più magica e incredibile. È durante questi anni che ho studiato molto Turner, Friedrich e Corot e ho imparato a conoscere e apprezzare la Land Art con Goldsworthy e Christo.
Ad oggi sento di aver recuperato tutti questi frammenti di ispirazione che hanno creato un collage che mi porto sempre dentro e al quale attingo costantemente, integrandolo ogni giorno con nuovi riferimenti, in particolare con le forti emozioni che mi sanno comunicare principalmente la fotografia e le opere astratte del contemporaneo.

 

Quali emozioni speri di suscitare negli osservatori delle tue opere?

Letteralmente qualsiasi emozione purché sia forte. La peggior frase che qualcuno possa dire è “male che vada ti arreda una parete”.
Credo che l’arte per potersi considerare riuscita debba provocare una reazione emotiva nello spettatore. Detto questo per me non è importante che ciò che comunico sia coerente con ciò che provavo mentre realizzavo l’opera. Credo anzi che l’arte sia di chi la guarda e che ogni significato che le viene attribuito sia ugualmente valido.
Preferirei qualcuno vedesse un ricordo felice in un quadro per me doloroso o provasse rabbia davanti a un’opera che mi trasmette serenità piuttosto che sentirmi dire è carino

C’è un messaggio particolare che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

Qualsiasi cosa possa far scaturire quell’emozione che deve essere rappresentata
inevitabilmente in quel modo e in quel momento. Stati d’animo così individuali ma universali allo stesso tempo. Ogni quadro ha tanti significati quante sono le persone che lo vedono e le anime con cui risuona.

 

Qual è il ruolo dell’imperfezione nella tua arte?

Nulla è perfetto ed è spesso quel dettaglio sbagliato, rovinato, quella linea storta o quella piccola sbavatura a rendere un’opera memorabile. La natura è la maggior esponente della bellezza e dell’arte ed è anche assolutamente imperfetta: è violenta, è mutevole, è scomoda, ma nonostante questo e anzi probabilmente proprio per questo, è così potente.
L’imperfezione rende tutto unico e non riproducibile.

L’artista ha recentemente preso parte alla mostra collettiva ABSTRACT, ospitata a Torino presso il Con/Temporary Spaces di Arteaporté, dedicata all’astrazione nelle sue diverse declinazioni. In questo contesto il suo lavoro si inserisce in una ricerca che supera il dato riconoscibile per aprirsi a una dimensione percettiva fatta di luce, forma ed emozione. Le opere, intense e cariche di sensibilità, hanno instaurato un dialogo diretto con lo spettatore, restituendo con coerenza la sua indagine artistica.

Le sue opere sono inoltre disponibili per l’acquisto online sul nostro portale, dove è possibile scoprire la sua produzione artistica e lasciarsi ispirare dal suo universo cliccando qui!