Formatasi al Liceo Artistico e successivamente all’Accademia di Belle Arti di Bologna, Susie Sarracino sviluppa un linguaggio visivo intenso e sfaccettato, capace di tradurre emozioni, stati d’animo e riflessioni profonde. Attraverso figure umane e animali, l’artista indaga il sentire umano e le dinamiche sociali, con particolare attenzione alle tematiche legate all’identità e alla condizione femminile. Il suo lavoro, che spazia tra tecniche tradizionali e sperimentazioni contemporanee, restituisce immagini potenti e simboliche, dove il reale si intreccia con elementi surreali.

Arteaporté ha avuto il piacere di intervistare l’artista per approfondire il suo percorso e la sua visione dell’arte.

Cosa rappresenta l’arte per te?

L’arte per me è un linguaggio necessario, l’unico strumento capace di dare una forma visibile a ciò che solitamente resta sommerso: le emozioni, i condizionamenti sociali e le sfumature più sottili del sentire umano. È un atto di verità e di liberazione.

Come e quando ti sei avvicinata all’arte?

Disegno da sempre, mossa da un’attrazione spontanea per i dettagli e per la sensibilità che traspare dai volti e dal mondo animale. Questo legame naturale è cresciuto durante il mio percorso all’Accademia di Belle Arti a Bologna, dove ho imparato a tradurre l’istinto creativo in una ricerca tecnica più consapevole, cercando sempre un equilibrio tra emozione e forma.

 

Qual è la tua maggiore fonte di ispirazione?

 L’essere umano, con tutta la sua preziosa complessità. Mi lascio ispirare dalla resilienza del corpo femminile e dal simbolismo del mondo naturale e animale. Talvolta amo isolare un dettaglio realistico e accostarlo a elementi che aprono una dimensione surreale, per raccontare quel momento in cui l’anima si manifesta al di là dei limiti esterni.

 

 

I riferimenti artistici e culturali che ti hanno maggiormente influenzato nel corso del tempo?

Il mio sguardo si è formato ammirando la potenza di Michelangelo e la profondità dei contrasti di Caravaggio. A questa solidità si uniscono l’eleganza del dettaglio di Klimt e le visioni suggestive di Escher. Sono maestri che mi hanno insegnato a cercare una sintesi tra la realtà e il sogno.

 

Quali emozioni speri di suscitare negli osservatori delle tue opere?

Più che una reazione immediata, spero di offrire un momento di riflessione silenziosa. Vorrei che chi osserva le mie opere potesse percepire la tenacia e la sensibilità che abitano i miei soggetti, ritrovando in quelle immagini un frammento della propria forza interiore.

C’è un messaggio particolare che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

Il mio lavoro è un invito alla resistenza dell’essere contro l’apparire. Cerco di dare voce alla dignità dell’anima e del corpo, anche denunciando quegli ingiusti confini culturali che ancora oggi pesano sul genere femminile. È un messaggio di rispetto e di affermazione della propria essenza di fronte allo scorrere del tempo.

 

Qual è il ruolo dell’imperfezione nella tua arte?

L’imperfezione è sostanza e traccia fisica. Lavorando il carboncino in pezzi direttamente con le dita, cerco un contatto totale con la materia: è da qui che nascono i miei contrasti più netti e profondi. Mi piace poi far dialogare questa forza con la delicatezza dell’acquarello o con la struttura della pittura a olio, creando tecniche miste dove la macchia e la sfumatura manuale diventano energia pura impressa tra le ombre.

 

Il lavoro di Susie Sarracino si inserisce in un percorso coerente e in continua evoluzione, capace di raccontare il presente con uno sguardo personale e sensibile.

L’artista ha partecipato all’iniziativa DIFFUSISSIMA Bologna con le sue opere ed è stata presente anche a Torino, presso i Con/Temporary Spaces, nelle mostre PORTRAITS e WOMEN IN ART.

Il suo linguaggio resta diretto e riconoscibile, capace di toccare temi profondi con immagini che rimangono impresse e aprono a nuove riflessioni.

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