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Rosa Chemical e Edoardo Bansone Tecnica: Mista Anno: 2025 Dimensione: 100x70 cm Descrizione: UNO//MATERIA è un progetto artistico di Rosa Chemical ed Edoardo Bansone che esplora il dualismo tra principio spirituale e realtà materiale. Sei opere post-graffitiste mettono in tensione l’unità invisibile dell’“Uno” e la frammentazione del mondo fisico. La pittura diventa rito, il gesto diventa segno di un conflitto: elevazione e caduta, ordine e caos, spirito e corpo. Il titolo stesso è frattura e ponte: UNO, come aspirazione all’assoluto; MATERIA, come carne viva dell’esperienza. In questo spazio liminale, l’arte si fa luogo di attraversamento, incarnando il tentativo umano di riconciliarsi con la propria natura divisa.
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Rosa Chemical e Edoardo Bansone Tecnica: Mista Anno: 2025 Dimensione: 100x70 cm Descrizione: UNO//MATERIA è un progetto artistico di Rosa Chemical ed Edoardo Bansone che esplora il dualismo tra principio spirituale e realtà materiale. Sei opere post-graffitiste mettono in tensione l’unità invisibile dell’“Uno” e la frammentazione del mondo fisico. La pittura diventa rito, il gesto diventa segno di un conflitto: elevazione e caduta, ordine e caos, spirito e corpo. Il titolo stesso è frattura e ponte: UNO, come aspirazione all’assoluto; MATERIA, come carne viva dell’esperienza. In questo spazio liminale, l’arte si fa luogo di attraversamento, incarnando il tentativo umano di riconciliarsi con la propria natura divisa.
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Rosa Chemical e Edoardo Bansone Tecnica: Mista Anno: 2025 Dimensione: 100x70 cm Descrizione: UNO//MATERIA è un progetto artistico di Rosa Chemical ed Edoardo Bansone che esplora il dualismo tra principio spirituale e realtà materiale. Sei opere post-graffitiste mettono in tensione l’unità invisibile dell’“Uno” e la frammentazione del mondo fisico. La pittura diventa rito, il gesto diventa segno di un conflitto: elevazione e caduta, ordine e caos, spirito e corpo. Il titolo stesso è frattura e ponte: UNO, come aspirazione all’assoluto; MATERIA, come carne viva dell’esperienza. In questo spazio liminale, l’arte si fa luogo di attraversamento, incarnando il tentativo umano di riconciliarsi con la propria natura divisa.
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Rosa Chemical e Edoardo Bansone Tecnica: Mista Anno: 2025 Dimensione: 100x70 cm Descrizione: UNO//MATERIA è un progetto artistico di Rosa Chemical ed Edoardo Bansone che esplora il dualismo tra principio spirituale e realtà materiale. Sei opere post-graffitiste mettono in tensione l’unità invisibile dell’“Uno” e la frammentazione del mondo fisico. La pittura diventa rito, il gesto diventa segno di un conflitto: elevazione e caduta, ordine e caos, spirito e corpo. Il titolo stesso è frattura e ponte: UNO, come aspirazione all’assoluto; MATERIA, come carne viva dell’esperienza. In questo spazio liminale, l’arte si fa luogo di attraversamento, incarnando il tentativo umano di riconciliarsi con la propria natura divisa.
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Rosa Chemical e Edoardo Bansone Tecnica: Mista Anno: 2025 Dimensione: 100x70 cm Descrizione: UNO//MATERIA è un progetto artistico di Rosa Chemical ed Edoardo Bansone che esplora il dualismo tra principio spirituale e realtà materiale. Sei opere post-graffitiste mettono in tensione l’unità invisibile dell’“Uno” e la frammentazione del mondo fisico. La pittura diventa rito, il gesto diventa segno di un conflitto: elevazione e caduta, ordine e caos, spirito e corpo. Il titolo stesso è frattura e ponte: UNO, come aspirazione all’assoluto; MATERIA, come carne viva dell’esperienza. In questo spazio liminale, l’arte si fa luogo di attraversamento, incarnando il tentativo umano di riconciliarsi con la propria natura divisa.
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Rosa Chemical e Edoardo Bansone Tecnica: Mista Anno: 2025 Dimensione: 100x70 cm Descrizione: UNO//MATERIA è un progetto artistico di Rosa Chemical ed Edoardo Bansone che esplora il dualismo tra principio spirituale e realtà materiale. Sei opere post-graffitiste mettono in tensione l’unità invisibile dell’“Uno” e la frammentazione del mondo fisico. La pittura diventa rito, il gesto diventa segno di un conflitto: elevazione e caduta, ordine e caos, spirito e corpo. Il titolo stesso è frattura e ponte: UNO, come aspirazione all’assoluto; MATERIA, come carne viva dell’esperienza. In questo spazio liminale, l’arte si fa luogo di attraversamento, incarnando il tentativo umano di riconciliarsi con la propria natura divisa.
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Elhaz Tecnica: Oil and acquaragia on canvas Anno: 2021-22 Dimensione: 101 x 5 x 104 cm Descrizione: I due lavori sono strettamente connessi. Si basano sul concetto dell’ambivalenza, del superamento della dualità in quanto persona Non binaria, che vuole superare i codici binari del genere e quindi anche della rappresentazione stessa dell’arte. Non esiste un solo modo di definirsi in quanto artista. Questi lavori non sono fra i più recenti ma i primi che hanno segnato la mia ricerca. Hanno come filo conduttore determinante quello di discendere nel proprio inconscio più abissale nella ricerca di sensazioni intense, andando a riscrivere la mia storia passata e ciò da cui provengo, cercando di affermare quello che ero e quello che ho vissuto. Entrambi prendono ispirazione da una storia purtroppo fatta di violenza e cerco attraverso la creazione artistica di riscriverlo. La creazione artistica diventa quindi strumento di guarigione e di espressione di un identità che va aldilà del binarismo e della dicotomia maschile-femminile. LE DIABLE (XV) e LE SOLEIL (XVIII) prendono ispirazione in particolare da due carte dei tarocchi di marsiglia, in tutte e due le figurazioni vi sono due personaggi gemelli androgini e ambigui. Per questi lavori ho utilizzato lo strumento di cucito e l’olio con un elemento in più, che poi diventa determinante, l’utilizzo di calze di nylon riciclate. Negli anni ho adottato il riciclo di materiali come parte fondamentale del mio lavoro.processo rituale, un atto romantico e sessuale con la natura. Supera i limiti della resistenza e della percezione materiale e fisica, andando oltre il tangibile o in un qualche modo, classificabile. Entrambi i momenti sono stati realizzati a Gennaio, alle temperature di -2 (primo atto) e 3 gradi (secondo atto). Ciò che viene incarnato si pone come risposta e volontà dell' essere fluidità, nella forma identitaria dell'umano, nel divenire qualcosa che astrae i preconcetti, le stigmatizzazioni ed etichette su un corpo da parte della società eteronormata e patriarcale. Connettendoci a madre terra possiamo toccare le moltitudini che ci abitano, le libertà di essere chi siamo, l'infinità di esseri che esistono nella nostre interiorità. Tramite il processo creativo, è come se fosse stata creata una grande cassa di risonanza per comunicare con la molteplicità di energie, forme di vita e verità che la Terra stessa contiene. Divenendo così, un rito di riconnessione alla queerness. Ognuna di queste moltitudini risuona con una parte diversa di chi guarda, e rompe così ogni illusione di interezza, aprendo lo sguardo alla verità collettiva che siamo tutto e anche il suo opposto, e che conteniamo creature sconosciute anche a noi stess*.
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Elhaz Tecnica: Sewing technique, materials: nylon stockings cotton, wadding Anno: 2022 Dimensione: 27 x 5 x33 cm Descrizione: I due lavori sono strettamente connessi. Si basano sul concetto dell’ambivalenza, del superamento della dualità in quanto persona Non binaria, che vuole superare i codici binari del genere e quindi anche della rappresentazione stessa dell’arte. Non esiste un solo modo di definirsi in quanto artista. Questi lavori non sono fra i più recenti ma i primi che hanno segnato la mia ricerca. Hanno come filo conduttore determinante quello di discendere nel proprio inconscio più abissale nella ricerca di sensazioni intense, andando a riscrivere la mia storia passata e ciò da cui provengo, cercando di affermare quello che ero e quello che ho vissuto. Entrambi prendono ispirazione da una storia purtroppo fatta di violenza e cerco attraverso la creazione artistica di riscriverlo. La creazione artistica diventa quindi strumento di guarigione e di espressione di un identità che va aldilà del binarismo e della dicotomia maschile-femminile. LE DIABLE (XV) e LE SOLEIL (XVIII) prendono ispirazione in particolare da due carte dei tarocchi di marsiglia, in tutte e due le figurazioni vi sono due personaggi gemelli androgini e ambigui. Per questi lavori ho utilizzato lo strumento di cucito e l’olio con un elemento in più, che poi diventa determinante, l’utilizzo di calze di nylon riciclate. Negli anni ho adottato il riciclo di materiali come parte fondamentale del mio lavoro.processo rituale, un atto romantico e sessuale con la natura. Supera i limiti della resistenza e della percezione materiale e fisica, andando oltre il tangibile o in un qualche modo, classificabile. Entrambi i momenti sono stati realizzati a Gennaio, alle temperature di -2 (primo atto) e 3 gradi (secondo atto). Ciò che viene incarnato si pone come risposta e volontà dell' essere fluidità, nella forma identitaria dell'umano, nel divenire qualcosa che astrae i preconcetti, le stigmatizzazioni ed etichette su un corpo da parte della società eteronormata e patriarcale. Connettendoci a madre terra possiamo toccare le moltitudini che ci abitano, le libertà di essere chi siamo, l'infinità di esseri che esistono nella nostre interiorità. Tramite il processo creativo, è come se fosse stata creata una grande cassa di risonanza per comunicare con la molteplicità di energie, forme di vita e verità che la Terra stessa contiene. Divenendo così, un rito di riconnessione alla queerness. Ognuna di queste moltitudini risuona con una parte diversa di chi guarda, e rompe così ogni illusione di interezza, aprendo lo sguardo alla verità collettiva che siamo tutto e anche il suo opposto, e che conteniamo creature sconosciute anche a noi stess*.
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Ksenia Yarosh Tecnica: Acrilico su tela Anno: 2024 Dimensione opera: 100 x 60 cm Descrizione: La connessione emotiva, profonda, che non ha bisogno di parentela di sangue o di formalità sociali. La connessione che lega i simili tra di loro, ma diversi dal resto del mondo.
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Enrico Gottardi Tecnica: Acciaio inossidabile e rete metallica Anno: 2025 Dimensione opera: 100 x 20 cm Descrizione: Nella grande danza cosmica quando i semi cadono a terra ogni cosa giunge a compimento. Similmente la caduta delle foglie indica il termine di un ciclo. Foglie e semi dell’albero di Ginkgo sono legati a un episodio drammatico contraddistinto anch’esso da un moto di caduta. Quando il seme d’acciaio cadde su Hiroshima, la deflagrazione distorse le linee di forza inizio e fine. La distruzione fu pressoché totale determinando in modo funesto il crollo di un mondo e il principio di un altro. Eppure fu proprio il Ginkgo a germogliare nuovamente laddove non si riteneva possibile, stante la tendenza della vita a contrastare l’esaurirsi delle cose. L’opera è costituita da un numero non predefinito di foglie d’acciaio di Ginkgo Biloba della dimensione di 4×4 cm circa realizzate con la tecnica dell’origami. Tali foglie sono raccolte all’interno di una rete metallica rigida a maglie strette preformata a cilindro della dimensione di 20 cm di diametro e 100 cm di altezza. L’opera poggerà direttamente a terra senza alcun supporto a fare da base.
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Francesco Niccoli Stultus Tecnica: Ceramica, colore ceramico, cristallina, engobbio, elementi organici dorati, radici, fiori sintetici. Dimensione opera: 23,5 x 22 x 44h (compresa base ovale) Dimensioni supporto basamento: cm 27 x 27 x 68h Descrizione: Lacrimae Intus — “le lacrime interiori” — è un’opera che indaga il dolore nascosto, trattenuto sotto la superficie, finché non trova una via di fuga attraverso la materia stessa del corpo. Quest’opera presenta un volto umano incastonato come un trofeo emotivo, levigato e incrinato, da cui emergono spine dorate e fiori neri dalla bocca. La pelle sembra fessurarsi sotto la pressione di un’emozione silente, non espressa a parole, ma vissuta con intensità bruciante. Lacrimae Intus si colloca in una riflessione più ampia sul corpo come luogo di trascrizione emotiva. È una mappa del trauma, ma anche una fioritura ambigua del dolore. L’opera invita a considerare il valore della fragilità trattenuta, non come debolezza, ma come punto di origine di una forza nuova: quella dell’espressione silenziosa. In un mondo che sovrappone estetica e comunicazione, dove la fragilità e il dolore vengono emarginati, colpevolizzati, e posti come trofei egoistici, Lacrimae Intus crea un ponte tra interiorità e forma. Lacrimae Intus si radica nella convinzione che l’essere umano, pur nella sua apparente distanza dal mondo naturale, resti intrinsecamente legato ai cicli di assorbimento e restituzione che governano il regno vegetale. Come una pianta che metabolizza la luce e la trasforma in linfa, l’uomo assorbe il mondo esterno — le sue meraviglie e le sue ferite — e lo rielabora attraverso emozioni e parole. In quest’opera, la sofferenza trattenuta non si dissolve, ma germina in forme ibride: piccoli fiori neri, carichi di spine, fuoriescono dalla bocca come verbo distorto dal dolore; le spine dorate che trapassano il volto si ergono invece come difese istintive, radicate nella necessità di proteggersi dall’esterno.




















